Una revisione delle linee guida statunitensi sul vaccino contro l'epatite B, che ora ne raccomanda la somministrazione alla nascita solo per i neonati considerati a rischio di infezione neonatale, potrebbe avere conseguenze gravi secondo due studi pubblicati lunedì.
Le ricerche, condotte da team di Boston University, University of Florida e Johns Hopkins University, prevedono un aumento dei casi di infezione da epatite B nei neonati e un incremento dei casi cronici nei bambini. Questo comporterebbe, secondo gli autori, un aggravio di milioni di dollari per il sistema sanitario.
«Evitare un aumento delle infezioni neonatali con questa raccomandazione mirata richiederebbe livelli di screening materno e copertura vaccinale alla nascita senza precedenti tra le madri non sottoposte a screening», ha dichiarato uno dei ricercatori coinvolti nello studio.
Attualmente, le linee guida statunitensi raccomandano la somministrazione universale del vaccino contro l'epatite B alla nascita, indipendentemente dal rischio percepito. Questa strategia ha dimostrato di essere efficace nel prevenire la trasmissione verticale del virus dalla madre al neonato, una delle principali vie di contagio nei primi mesi di vita.
Gli studi sottolineano che l'abbandono della somministrazione universale potrebbe compromettere i progressi ottenuti nella lotta contro l'epatite B, una malattia che, se non trattata, può portare a gravi complicanze come cirrosi e cancro al fegato.