Porto Rico: politici chiedono indagini su presunto scambio droga-voti

Pablo José Hernández Rivera, rappresentante di Porto Rico al Congresso statunitense, ha sollecitato un'indagine federale dopo la pubblicazione di un'inchiesta di ProPublica che rivela come un'inchiesta su un presunto scambio di droga contro voti all'interno delle carceri portoricane sia stata bloccata dopo le elezioni del 2024.

Nella sua richiesta, indirizzata ai membri della Commissione Giustizia della Camera statunitense, Hernández Rivera ha sottolineato: «Il rapporto pubblicato oggi da ProPublica contiene fatti che nessun funzionario eletto, sia a Porto Rico che a Washington, può ignorare».

Lo stesso giorno, il deputato Héctor Ferrer Santiago, del Partito Democratico Popolare, ha presentato una risoluzione alla Camera territoriale, incaricando la Commissione Sicurezza Pubblica di avviare un'indagine. Ferrer ha definito le accuse «gravi» e ha affermato che l'assemblea legislativa ha «il dovere inderogabile di fare chiarezza».

Le rivelazioni dell'inchiesta di ProPublica

L'inchiesta di ProPublica dettaglia come i pubblici ministeri avessero scoperto uno schema di scambio droga-voti gestito da una banda violenta nelle carceri di Porto Rico. Le indagini stavano valutando un possibile coinvolgimento della governatrice Jenniffer González-Colón o della sua campagna elettorale.

Secondo fonti interne, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2024, i procuratori ricevettero l'ordine di escludere le accuse relative al voto nei confronti dei detenuti e del personale carcerario. Successivamente, con l'insediamento di Trump, venne ordinato di abbandonare completamente l'indagine sui possibili legami politici.

La posizione della governatrice González-Colón

González-Colón, esponente di lungo corso del Partito Repubblicano e del Partito Progressista New Progressive (favorevole all'annessione agli USA), ha rifiutato di rispondere alle domande di ProPublica. In una dichiarazione ufficiale, ha negato qualsiasi coinvolgimento, affermando di aver «sempre contrastato la corruzione» durante la sua carriera politica.

«Respinto categoricamente qualsiasi tentativo di associarmi a condotte illegali», ha dichiarato. La governatrice, non indagata per alcun reato, ha aggiunto in un'intervista a emittenti locali: «Non c'è nulla di fondato. Se hanno documenti degli ultimi quattro anni, possono presentarli e portarne a termine l'analisi. Ma io non ho nulla a che fare con quanto denunciato, figuriamoci la mia campagna».

Reazioni politiche e richieste di trasparenza

Anche il Partito Indipendentista Portoricano ha chiesto un'indagine, con la senatrice María de Lourdes Santiago che ha definito «gravi» le implicazioni di un possibile intervento partitico negli ambienti carcerari.

Thomas Rivera Schatz, presidente del Senato di Porto Rico e membro dello stesso partito della governatrice, aveva inizialmente dichiarato ai media locali di non essere a conoscenza di dettagli specifici sull'indagine. Tuttavia, dopo la pubblicazione dell'inchiesta, ha ribadito la necessità di «rispettare l'indipendenza della magistratura».

«Le accuse devono essere affrontate con serietà, ma senza pregiudizi politici. La giustizia deve fare il suo corso», ha affermato Schatz.

Cosa prevede la legge e le prossime tappe

Secondo la normativa portoricana, l'assemblea legislativa può avviare indagini su presunte irregolarità amministrative o penali. Tuttavia, la competenza federale rimane prioritaria in caso di reati che coinvolgono elezioni o corruzione transnazionale.

I sostenitori della trasparenza chiedono ora che il Dipartimento di Giustizia statunitense riapra il caso, mentre le opposizioni politiche minacciano di portare la questione in sede internazionale se le indagini locali non dovessero procedere con la dovuta indipendenza.