Quando ho sentito parlare di A Storied Life: Tabitha, speravo in un’esperienza che unisse gli elementi di Unpacking alla libertà narrativa di un romanzo visivo. Quello che ho trovato, invece, è un’avventura stile Mad Libs, con una libertà creativa fortemente limitata e la possibilità di ottenere risultati a volte privi di senso. Si tratta di un puzzle narrativo, ma più che di creatività, si basa sulla ricerca di percorsi specifici legati a determinati temi.
La trama e il gameplay
A Storied Life: Tabitha racconta la storia di Tabitha Kettlewell, recentemente deceduta. Il giocatore assume il ruolo di chi deve svuotare la sua casa, lasciata in eredità. Già il primo giorno, durante le operazioni di pulizia dell’ingresso, si trova una lettera di un editore e un manoscritto inzuppato. Si scopre così che un editore era interessato a pubblicare la sua autobiografia, ma il testo è talmente disordinato che spetta al giocatore completarlo, salvando alcuni oggetti mentre si svuota la casa.
Un meccanismo ripetitivo ma coinvolgente
Il gioco segue uno schema ben preciso e non si discosta mai da esso. Si entra in una stanza, dove si possono salvare e portare a casa solo alcuni oggetti, solitamente tra uno e quattro, mentre il resto viene buttato o messo all’asta per guadagnare soldi. Questi ultimi determinano il tipo di vacanza che il protagonista potrà fare dopo la fine della storia. Ogni oggetto occupa uno spazio su una griglia, influenzando ciò che può essere salvato. Alcuni oggetti sono fragili e soggetti a limiti di peso, ma si possono proteggere utilizzando materiali come carta da imballo o nastro adesivo per evitare danni durante il trasporto. Le opzioni di accessibilità permettono di eliminare questi rischi, fornendo materiali di imballaggio infiniti.
Durante le pulizie, è possibile trovare chiavi che aprono armadi o porte chiuse. Al termine della giornata, si porta a casa la scatola con gli oggetti salvati e si ricevono da una a cinque pagine di una storia stile Mad Libs, che aiutano a completare il capitolo utilizzando quattro parole chiave legate agli oggetti portati via.
Difficoltà e limiti tecnici
Ho giocato su Nintendo Switch e ho apprezzato la possibilità di ingrandire gli oggetti per afferrarli meglio. Tuttavia, in alcune situazioni, questa funzione non risulta sufficiente. Ad esempio, le chiavi piccole necessarie per aprire alcune porte sono quasi invisibili, soprattutto in modalità portatile. Anche l’utilizzo di alcuni trigger per accedere a nuove aree può risultare scomodo.
Un puzzle narrativo originale, ma con dei limiti
A Storied Life: Tabitha si presenta come un simulatore, ma in realtà è un gioco di puzzle. Ogni stanza offre un’esperienza strutturata, con poche variazioni e un forte focus sulla ricerca di percorsi specifici piuttosto che sulla creatività. Nonostante ciò, l’idea di completare una storia attraverso oggetti e parole chiave risulta originale e coinvolgente, anche se non sempre coerente.
Se siete alla ricerca di un’esperienza narrativa innovativa ma con regole ben definite, questo gioco potrebbe fare al caso vostro. Tuttavia, è importante essere consapevoli dei suoi limiti e delle sue restrizioni prima di iniziare.