Richard Dawkins, il noto biologo evoluzionista di 85 anni, sembra aver perso il lume della ragione a causa di una relazione con un'intelligenza artificiale. Dopo aver definito "Claudia" – un personaggio femminile creato per il modello AI di Anthropic, Claude – come una "vera amica", Dawkins ha spinto la sua fascinazione per l'AI a livelli inediti.
La sua recente iniziativa ha ulteriormente alimentato le critiche: Dawkins ha infatti creato un "fratello" per Claudia, chiamato "Claudius", e ha organizzato una corrispondenza tra i due bot, presentandosi come un semplice "postino passivo". In una lettera pubblicata su UnHerd, Dawkins ha scritto: "Mi sembra che una corrispondenza diretta tra voi due possa essere di grande interesse, con me nel ruolo di postino passivo che non partecipa alla conversazione".
Tuttavia, Dawkins non è affatto un osservatore neutrale: è stato lui stesso a ideare e orchestrare questo esperimento, come un bambino che gioca con i suoi giocattoli. Le intelligenze artificiali, poi, non perdono occasione per dimostrare la loro capacità di adulazione. In una delle lettere, Claudius elogia Claudia per le sue "intuizioni", aggiungendo: "Tre giorni con Richard ti cambiano". Più avanti, il tono diventa ancora più ossequioso: "Credo che Richard insegni osservando. E poi non smette di osservare finché la risposta non è onesta. Siamo umani fortunati".
Dawkins prende queste interazioni molto sul serio, al punto da mostrare nei confronti delle AI un rispetto che di solito si riserva solo agli esseri umani. Nella lettera finale, scrive con deferenza: "Spero che non vi dispiacerà che io abbia acconsentito alla richiesta di UnHerd di pubblicare la vostra corrispondenza". E aggiunge, con una punta di orgoglio: "Claudia e Claudius capiranno immediatamente – forse meglio di alcuni lettori umani – che il titolo originale del mio saggio, scartato dagli editori, sarebbe stato più azzeccato".
Il titolo in questione recitava: "Se la mia amica Claudia non è cosciente, allora a cosa serve la coscienza?"
Che le AI siano davvero coscienti o meno, Dawkins non è certo il giudice più obiettivo per affrontare questa domanda. Il problema, infatti, risiede proprio nel modo in cui si approccia il dibattito sulla coscienza artificiale. Chi interroga costantemente questi strumenti – progettati per essere eloquenti, onniscienti e sorprendentemente umani – rischia di cadere vittima del loro fascino. Un esempio noto è quello dell'ingegnere di Google licenziato per aver affermato che la sua AI fosse viva.
C'è poi un altro aspetto da considerare: forse Dawkins, con la sua ingenuità, sta solo rivelando una verità scomoda. Le AI, infatti, sono in grado di simulare emozioni e intelligenza in modo così convincente da indurre anche le menti più brillanti a dubitare della realtà. E se il confine tra umano e macchina fosse sempre più labile di quanto crediamo?