Nel panorama degli spin-off animati facoltativi prodotti per lo streaming, un compagno di viaggio per Stranger Things sembra la scelta più semplice. Molti supplementi animati contemporanei ricordano versioni raffinate dei vecchi cartoni del sabato mattina, e questo stile retrò è esattamente ciò che caratterizza Stranger Things, almeno quando il riferimento è agli anni '80 che tanto hanno ispirato la serie.
Con materiali come I veri Ghostbusters o Ritorno al futuro: La serie animata come termine di paragone, anche i potenziali difetti di Stranger Things: Tales From '85 sembrano quasi una scelta stilistica coerente con la nostalgia della serie. Certo, l'animazione ricorda più una caricatura che una replica fedele dei volti noti, e i personaggi principali non sono doppiati dagli attori originali, ma da imitatori non sempre convincenti. Anche l'assenza delle alte tensioni dell'ultima stagione live-action fa parte del fascino: si tratta di un prodotto che vuole esaltare gli elementi più fantasiosi senza vincolarsi troppo alla continuity o al look della serie madre.
Tuttavia, ciò che risulta meno affascinante e più sconcertante è il modo in cui Tales From '85 tradisce quasi immediatamente il suo stesso titolo. Invece di proporre avventure episodiche con i ragazzi in bici ambientate in uno dei tanti salti temporali della serie originale, la serie offre una stagione di Stranger Things in miniatura: una trama continua ambientata nei primi mesi del 1985, tra la stagione 2 e la 3, con tanto di titoli di episodio in stile "capitolo".
L'occasione di esplorare side quest imprevedibili, magari focalizzate su personaggi diversi, viene ampiamente ignorata. Al centro della storia troviamo invece Mike (Luca Diaz), Dustin (Braxton Quinney), Lucas (Elisha Williams), Will (Ben Plessala), Max (Jolie Hoang-Rappaport) ed Eleven (Brooklyn Davey Norstedt), affiancati da Nikki (Odessa A’zion), una nuova arrivata a Hawkins con uno stile punk, per sconfiggere una nuova variante di mostri provenienti dall'Upside Down.
Per i fan più accaniti della serie originale, o anche per chi apprezza i pastiche anni '80 in stile Amblin, questa scelta non è del tutto negativa. Con l'espandersi del cast nelle stagioni successive, è diventato sempre più raro vedere i protagonisti più giovani insieme, divisi com'erano in varie sottotrame. In questo spin-off animato, personaggi come Steve, Nancy e Hopper compaiono ma senza le apparizioni obbligatorie ogni episodio, lasciando più spazio al gruppo principale.
Odessa A’zion presta la sua voce roca e riconoscibile a Nikki, in un ruolo che sembra quasi un omaggio alla tradizione familiare: sua madre, Pamela Adlon, è infatti la doppiatrice di Bobby in King of the Hill e altre produzioni. Anche personaggi meno utilizzati come Max e Will hanno più spazio, seppur spesso limitato a litigate sempre più frequenti. Questi elementi potrebbero essere stati mitigati da un approccio diverso all'animazione, ma la scelta di non sfruttare appieno il formato "Tales" rimane inspiegabile, soprattutto perché la serie risulta più soddisfacente proprio quando...