Streaming: i colossi dei media puntano tutto sul video on demand
I risultati finanziari del secondo trimestre confermano la crescita del settore streaming, che sta diventando il motore principale per i grandi gruppi mediatici statunitensi. Nonostante la tendenza a ridurre la trasparenza sui dati degli abbonati, tutti i principali operatori hanno registrato aumenti nei ricavi e nella redditività, con l’eccezione di Peacock, che si avvicina alla soglia di pareggio nel prossimo trimestre.
Netflix mantiene il primato, Disney è il principale competitor
Netflix continua a dominare il mercato con oltre 325 milioni di abbonati, seguita da Disney, che conta 219,8 milioni di utenti tra Disney+, Hulu ed ESPN+. Tuttavia, la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount potrebbe cambiare radicalmente le dinamiche del settore.
Se l’accordo andrà in porto, il nuovo gruppo combinato raggiungerebbe 219,6 milioni di abbonati, appena 200.000 in meno rispetto a Disney. Il deal, previsto per il terzo trimestre, è però minacciato da opposizioni regolatorie e legali, che potrebbero ritardarne la chiusura o addirittura bloccarlo.
Paramount-Warner: rischi e costi di un’operazione incerta
In caso di ritardo oltre il 30 settembre, Warner Bros. Discovery dovrà pagare un "ticking fee" di 25 centesimi per azione agli azionisti ogni trimestre. Se il deal non dovesse andare a buon fine per motivi regolatori, Paramount dovrà versare a WBD una penale di 7 miliardi di dollari.
Il futuro dello streaming: meno abbonati, più engagement
L’industria sta riducendo la trasparenza sui dati degli abbonati, segno che il mercato sta raggiungendo una fase di maturità. Le aziende stanno ora puntando su metriche alternative, come l’engagement e la monetizzazione degli utenti esistenti. Tuttavia, giganti come Amazon e Apple non pubblicano dati dettagliati sulle loro piattaforme streaming, che rimangono comunque strategiche per i loro bilanci.
Durante la conference call del primo trimestre, il CFO di Amazon, Brian Olsavsky, ha definito Prime Video un "business grande e redditizio", mentre il vicepresidente dei servizi Apple, Eddy Cue, ha dichiarato che Apple TV supera di gran lunga i 45 milioni di abbonati stimati dagli analisti, senza però fornire cifre ufficiali.
Secondo una presentazione della NFL condivisa con la FCC, Prime Video raggiungerebbe 180 milioni di abbonati, una cifra non confermata da Amazon, che ha invece rivelato come il suo servizio con pubblicità superi i 315 milioni di utenti mensili a livello globale.
I numeri chiave dei principali servizi streaming
- Netflix: 325 milioni di abbonati (ultimo dato disponibile a gennaio 2025).
- Disney+ (inclusi Hulu ed ESPN+): 219,8 milioni di utenti.
- Paramount+ (ipotetico, in caso di fusione con WBD): 219,6 milioni di abbonati.
- Peacock: In perdita, ma in avvicinamento alla redditività nel prossimo trimestre.
«L’industria dello streaming sta entrando in una nuova fase, dove la crescita degli abbonati non è più l’unico obiettivo. Le aziende stanno ora concentrando i loro sforzi sulla fidelizzazione degli utenti e sulla monetizzazione dei contenuti esistenti.»
Apple TV e Prime Video: i giganti tecnologici che non pubblicano dati
Nonostante la mancanza di trasparenza, sia Apple che Amazon stanno investendo pesantemente nello streaming. Apple TV+, con una base utenti superiore alle stime, e Prime Video, che supera i 315 milioni di utenti mensili con il suo servizio con pubblicità, rappresentano due dei player più influenti del settore, anche se non comunicano dati ufficiali su abbonati e profitti.