Un tifone senza precedenti colpisce le Isole Marianne

Il super tifone Sinlaku, la tempesta più intensa registrata nel 2026, ha devastato le Isole Marianne Settentrionali, territorio statunitense nel Pacifico occidentale. La forza distruttiva del ciclone ha causato inondazioni, danni strutturali e blackout prolungati, costringendo la popolazione a rifugiarsi senza elettricità, acqua corrente o segnale telefonico per oltre 48 ore.

Un percorso di distruzione

Il tifone ha seguito un tragitto simile a quello del super tifone Yutu, che nel 2018 aveva distrutto migliaia di abitazioni nella zona, costringendo gli studenti a frequentare le lezioni in tende provvisorie. Dopo aver colpito Chuuk (Stati Federati di Micronesia), dove ha causato una vittima e un disperso in mare, Sinlaku ha proseguito verso nord di Guam, dove i venti di tempesta tropicale hanno già provocato allagamenti. Il ciclone ha poi raggiunto Saipan e Tinian, le isole principali del Commonwealth delle Isole Marianne Settentrionali (CNMI), abitate da circa 50.000 persone, tra cui la comunità indigena dei Chamorro e dei Caroliniani.

Un evento senza precedenti

Quello che ha colpito gli abitanti non è stata solo la potenza della tempesta, ma anche la sua insolita tempistica. Sinlaku si è formato ad aprile, mesi prima dell’inizio ufficiale della stagione dei tifoni nel Pacifico occidentale. Ed Propst, ex legislatore del CNMI e residente a Saipan, ha descritto l’esperienza come un incubo senza fine: «Il vento non smette di ululare, si sentono colpi e rumori ovunque. Non ho mai visto nulla di simile: un tifone che sembra non andarsene mai».

«Quando è stata l’ultima volta che abbiamo avuto un super tifone così presto nell’anno?», ha aggiunto Propst. «Non ricordo un evento del genere».

Una crisi su più fronti

Il CNMI si trovava già in una situazione di emergenza prima dell’arrivo di Sinlaku. Il territorio sta lottando contro una crisi economica prolungata e cerca ancora di recuperare dai danni del tifone Yutu. La tempesta arriva inoltre in un momento critico per gli aiuti federali: il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, responsabile degli interventi in caso di disastri, è in chiusura parziale, mentre l’amministrazione Trump ha storicamente tagliato i fondi per la preparazione alle emergenze e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Sheila Babauta, attivista per la giustizia climatica Chamorro e membro dell’associazione Right to Democracy, ha sottolineato la gravità della situazione: «Stiamo subendo un colpo devastante dal super tifone Sinlaku, che si aggiunge a una serie di priorità urgenti locali, dall’erosione costiera alla crisi economica. Ma dobbiamo anche combattere minacce ecologiche imposte dal governo federale, come l’estrazione mineraria in acque profonde e la militarizzazione. La nostra comunità è forte, ma anche i guerrieri hanno bisogno di riposo».

Il legame con il cambiamento climatico

Gli scienziati confermano che, sebbene Sinlaku avrebbe potuto formarsi anche senza il riscaldamento globale, le acque oceaniche più calde hanno aumentato la probabilità che la tempesta raggiungesse una potenza estrema e si intensificasse rapidamente. Daniel Swain, climatologo dell’Università della California, ha spiegato: «Nei giorni precedenti alla formazione del tifone, le temperature superficiali del mare nella regione erano di 3-5 gradi Fahrenheit (circa 1,7-2,8°C) sopra la media recente, già più alta rispetto alla maggior parte del XX secolo».

Questo evento sottolinea ancora una volta come il riscaldamento degli oceani stia alterando i pattern meteorologici, rendendo i fenomeni estremi più frequenti e intensi, anche al di fuori delle stagioni tradizionali.

Le sfide di un territorio in prima linea

Le Isole Marianne Settentrionali rappresentano un caso emblematico di come i cambiamenti climatici e le politiche ambientali possano interagire in modo drammatico. Nonostante la resilienza della popolazione locale, la mancanza di risorse e supporto federale rischia di aggravare ulteriormente la crisi. La tempesta Sinlaku non è solo un disastro naturale, ma anche un campanello d’allarme per le comunità insulari del Pacifico, sempre più esposte a eventi meteorologici estremi.

Fonte: Grist