Daria Egereva avrebbe dovuto essere a New York la prossima settimana. La nota attivista climatica di origine selkup, che rappresenta la comunità indigena russa, era attesa al Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle Questioni Indigene, dove due anni fa aveva denunciato l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici sulle popolazioni indigene. Invece, quest’anno si trova in una prigione russa, accusata di terrorismo e rischia fino a 20 anni di carcere.
Egerea è stata arrestata il 17 dicembre insieme a Natalya Leongardt, un’altra attivista russa per i diritti indigeni, il cui nome è stato reso pubblico solo la scorsa settimana. Entrambe sono accusate di partecipazione a un gruppo terroristico per il loro coinvolgimento nel Aborigen Forum, una rete informale di attivisti indigeni sciolta dal governo russo due anni fa. Secondo gli esperti, la loro detenzione è un segnale della crescente repressione contro le rivendicazioni indigene in Russia, parte di un più ampio giro di vite autoritario che si è intensificato dopo l’invasione dell’Ucraina.
«Gli attivisti indigeni sono stati un termometro delle nuove forme di repressione che il governo russo sperimenta prima su di loro e poi estende ad altri gruppi: ambientalisti, femministe, difensori dei diritti umani».Queste le parole di Laura Henry, professoressa di scienze politiche al Bowdoin College e studiosa della politica russa contemporanea.
Egereva è una figura di spicco nella lotta climatica globale: attualmente ricopre il ruolo di co-presidente del Forum Internazionale dei Popoli Indigeni sul Cambiamento Climatico, che porta le istanze indigene nelle sedi ONU. Nonostante affronti temi complessi come la crisi climatica, chi la conosce la descrive come una persona solare e motivante.
«Promuove con forza la necessità di riconoscere e proteggere i diritti territoriali delle popolazioni indigene. Non solo di essere riconosciuti, ma di vedere rafforzato e sostenuto il valore delle loro conoscenze tradizionali, che rappresentano soluzioni efficaci contro il cambiamento climatico».A dirlo è Joan Carling, attivista indigena kankanaey delle Filippine e co-fondatrice di Indigenous Peoples Rights International.
Due anni fa, Egereva aveva già parlato al Forum Permanente di New York, esortando gli Stati membri dell’ONU a rispettare i diritti delle popolazioni indigene.
«Molte comunità indigene vengono cacciate dalle loro terre, subiscono degrado ambientale e mancanza di accesso ai servizi essenziali. I cambiamenti climatici aggravano ulteriormente la loro vulnerabilità».Le sue parole, secondo Carling, non erano un attacco diretto alla Russia, ma un contributo al dibattito globale sulle questioni indigene.
Lo scorso novembre, Egereva ha partecipato alla COP30 di Belém, in Brasile, dove ha sottolineato l’importanza di includere le donne indigene nelle politiche climatiche. Il 17 dicembre, è stata arrestata insieme a Leongardt, nota per i suoi programmi educativi a favore delle comunità indigene russe e per essere stata tirocinante presso la sede ONU di Ginevra. Lo scorso mese, un tribunale russo ha prorogato la loro detenzione fino a...