Il 20 aprile, durante la trasmissione Right Now With Perry Bacon, il giornalista Perry Bacon ha intervistato la professoressa Elizabeth Saunders, docente di scienze politiche alla Columbia University e esperta di relazioni internazionali e politiche estere statunitensi. Il dibattito si è concentrato sulle strategie di Trump nei confronti dell'Iran, sintetizzabili in due opzioni: umiliazione o escalation.

Lo Stretto di Hormuz: il nodo cruciale

Saunders ha sottolineato come la principale sfida per gli Stati Uniti sia rappresentata dallo Stretto di Hormuz, una via d'acqua strategica attraverso cui transita un terzo del petrolio mondiale. Secondo l'esperta, l'Iran detiene un potere di leva senza precedenti: "Basta guardare una mappa per rendersene conto. Nessun altro Paese può esercitare un'influenza simile", ha affermato.

Le due strade per Trump

Da un lato, l'escalation militare. Trump potrebbe intensificare le pressioni sull'Iran, come suggerito dai suoi post su Truth Social, minacciando azioni militari devastanti. Tuttavia, questa opzione presenta rischi enormi: potrebbe non sortire l'effetto desiderato o, al contrario, portare alla distruzione del Paese, con conseguenze imprevedibili per la regione e il mercato energetico globale.

Dall'altro, la via dell'umiliazione. Entrambe le parti, ha spiegato Saunders, desiderano un accordo, ma il contesto attuale rende difficile qualsiasi negoziato. L'Iran non intende rinunciare alla sua posizione di forza, mentre gli Stati Uniti dovrebbero accettare di convivere con la minaccia iraniana nello Stretto di Hormuz. "Per ottenere un accordo, gli USA dovrebbero cedere qualcosa, probabilmente accettando di vivere con la minaccia iraniana", ha dichiarato l'analista.

Le dichiarazioni dell'Iran e la reazione internazionale

Venerdì scorso, la comunità internazionale ha interpretato erroneamente una dichiarazione dell'Iran come un'apertura dello Stretto di Hormuz. In realtà, il messaggio iraniano recitava: "Lo Stretto è aperto subordinatamente alle condizioni della Marina iraniana". Una sfumatura che, secondo Saunders, è stata ignorata, alimentando false speranze di una de-escalation.

Per risolvere la crisi, gli Stati Uniti dovrebbero considerare un impegno militare a lungo termine nell'area, una prospettiva poco appetibile per Trump, che ha più volte manifestato l'intenzione di ridurre l'impegno militare all'estero. "L'unica soluzione realistica è che Trump firmi un accordo e lo presenti come una vittoria, anche se in realtà si tratta di una resa strategica", ha concluso Saunders.

"L'Iran ha un potere di leva che nessun altro Paese può eguagliare. Questo limita fortemente le opzioni di Trump: o accetta una sconfitta diplomatica o rischia un conflitto aperto, entrambe scelte estremamente pericolose."