Il presidente Donald Trump continua a violare la Costituzione statunitense e ora anche la Legge sui Poteri di Guerra del 1973, secondo analisti e giuristi. Il termine di 60 giorni previsto dalla legge per ottenere l’autorizzazione congressuale dopo l’invio di truppe in «situazioni di ostilità» o in cui sia «imminente un coinvolgimento diretto» è scaduto senza che l’amministrazione abbia presentato alcuna richiesta di proroga.
La legge, varata dopo la guerra del Vietnam, impone al presidente di ottenere il via libera del Congresso entro due mesi dall’inizio di operazioni militari che possano sfociare in conflitto armato. Trump non solo non ha rispettato questo obbligo, ma ha anche ignorato la scadenza del 60° giorno, rendendo le sue azioni illegittime sia sotto il profilo costituzionale che legislativo.
La posizione dell’amministrazione: la tregua ferma il conteggio?
Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha sostenuto che il «conteggio dei giorni» previsto dalla legge si sia «fermato» a causa della tregua ancora in vigore tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, questa interpretazione è stata ampiamente contestata dagli esperti. La Legge sui Poteri di Guerra non si applica esclusivamente ai combattimenti attivi, ma anche a situazioni in cui sia «imminente un coinvolgimento in ostilità», come sottolineato da molti osservatori.
«La tregua è fragile e potrebbe rompersi in qualsiasi momento», ha dichiarato un analista politico. «Trump stesso ha più volte minacciato di riprendere le ostilità, dimostrando che la situazione rimane altamente instabile». Di conseguenza, il termine dei 60 giorni continua a decorrere, e la violazione della legge è ormai un dato di fatto.
Perché la Legge sui Poteri di Guerra non autorizza Trump
Alcuni sostenitori dell’amministrazione hanno affermato che la legge del 1973 avrebbe dato a Trump il potere di avviare il conflitto senza l’approvazione del Congresso. Questa tesi è stata smentita da giuristi e costituzionalisti. La Legge sui Poteri di Guerra, infatti, non concede autorità al presidente, ma ne limita l’uso, imponendo controlli per evitare abusi.
Secondo il testo della legge, il presidente può impiegare le forze armate solo in tre casi specifici: 1) una dichiarazione di guerra da parte del Congresso, 2) una specifica autorizzazione legislativa, o 3) un’emergenza nazionale derivante da un attacco contro gli Stati Uniti o le sue forze armate. Nessuna di queste condizioni si applica alla situazione attuale.
«La Legge sui Poteri di Guerra è un freno all’esecutivo, non un’autorizzazione», ha spiegato un costituzionalista. «Trump non può usarla per bypassare il Congresso, soprattutto dopo la scadenza dei termini».
Le conseguenze della violazione
Sebbene la violazione della Legge sui Poteri di Guerra sia meno grave della violazione costituzionale, rappresenta comunque un precedente pericoloso. L’amministrazione rischia ora sanzioni politiche e legali, oltre a un possibile intervento della magistratura. Alcuni membri del Congresso hanno già annunciato l’intenzione di presentare risoluzioni per contestare le azioni dell’amministrazione.
Nonostante le critiche, Trump ha sempre difeso le sue decisioni, sostenendo che le operazioni militari in Iran siano necessarie per contrastare la minaccia rappresentata dal regime iraniano. Tuttavia, la mancanza di un mandato congressuale espone la Casa Bianca a ulteriori contestazioni, sia in patria che a livello internazionale.