Un cometa interstellare sta attraversando il nostro sistema solare, e le sue caratteristiche stanno svelando segreti sulla sua origine. Scoperto nel luglio 2025 all’interno dell’orbita di Giove, il 3I/ATLAS è stato osservato in dettaglio dagli astronomi, che ne hanno analizzato la composizione chimica durante il suo passaggio vicino al Sole.
Le ultime rilevazioni, effettuate con il telescopio ALMA in Cile, hanno evidenziato una concentrazione di deuterio nell’acqua del 3I/ATLAS tra il 30% e il 40% superiore rispetto agli oggetti del sistema solare. Questo dato suggerisce che la cometa si sia formata in un ambiente molto più freddo rispetto a quello che ha dato origine al nostro sistema planetario.
«È difficile stabilire con precisione l’origine di questi oggetti», ha dichiarato Luis E. Salazar Manzano, ricercatore dell’Università del Michigan e principale autore dello studio. «Sappiamo che si sono formati in diverse regioni della galassia, ma collegare le misurazioni alle condizioni di formazione è una sfida. Tuttavia, analisi come quella del rapporto deuterio-idrogeno nell’acqua rappresentano uno dei metodi più efficaci per comprendere le loro condizioni di nascita e la loro evoluzione».
L’acqua e il deuterio: chiavi per svelare i misteri cosmici
L’acqua è presente in tutto l’universo, dalle galassie lontane alle nebulose in cui nascono le stelle. Tuttavia, esistono diverse «versioni» di questa molecola: oltre all’H₂O, esiste l’acqua semi-pesante (HDO) e quella pesante (D₂O), dove il deuterio (D), un isotopo dell’idrogeno, sostituisce uno o entrambi gli atomi di idrogeno.
In ambienti estremamente freddi, come le nubi molecolari dove si formano le stelle, le reazioni chimiche favoriscono la produzione di deuterio. Questo isotopo si lega poi all’ossigeno, creando acqua semi-pesante. Misurando il rapporto tra HDO e H₂O in un oggetto celeste, gli scienziati possono risalire alle condizioni fisiche in cui l’acqua si è formata.
Finora, questo tipo di analisi è stato applicato a stelle in formazione, dischi protoplanetari, comete del sistema solare, meteoriti e persino all’acqua terrestre. Tuttavia, lo studio del 3I/ATLAS rappresenta un primo caso per un oggetto interstellare, offrendo dati unici sulla chimica di sistemi planetari diversi dal nostro.
Un messaggero del cosmo: cosa ci racconta il 3I/ATLAS
«Gli oggetti interstellari sono relitti fisici del processo di formazione di altri sistemi planetari», ha spiegato Karen Meech, astrobiologa dell’Università delle Hawaii non coinvolta nello studio. «Le condizioni del sistema stellare in cui si è formato il 3I/ATLAS potrebbero essere state radicalmente diverse da quelle del nostro sistema solare. Studiare questi oggetti ci aiuta a comprendere meglio i meccanismi che portano alla nascita dei pianeti e, forse, alla vita».
Il 3I/ATLAS è stato osservato anche dalla missione ESA JUICE, diretta verso Giove, che lo ha fotografato a novembre 2025 da una distanza di 64 milioni di chilometri. Attualmente, la cometa si trova a metà strada tra Giove e Saturno e si allontana progressivamente dal sistema solare.
Queste scoperte aprono nuove prospettive per l’astronomia, confermando che gli oggetti interstellari possono essere preziose capsule del tempo capaci di trasportare informazioni sulle condizioni di sistemi stellari lontani milioni di anni luce.