Negli ultimi anni, l’amministrazione statunitense ha assistito a un progressivo consolidamento del potere esecutivo, spesso a discapito dei tradizionali equilibri istituzionali. Un recente articolo pubblicato su The Atlantic firmato dal giurista conservatore Gregg Nunziata solleva una questione fondamentale: è giunto il momento per i conservatori di riconsiderare il proprio sostegno a un potere presidenziale illimitato?
Un potere esecutivo senza freni: le derive dell’amministrazione Trump
Secondo Nunziata, il secondo mandato di Donald Trump ha mostrato in modo inequivocabile i rischi di un potere esecutivo svincolato da controlli. Senza una vera agenda legislativa, l’amministrazione ha governato attraverso ordinanze presidenziali, decreti d’emergenza e decisioni unilaterali, strumenti che hanno permesso di premiare alleati e penalizzare oppositori. Le scelte in politica estera, incluse le avventure militari intraprese senza un chiaro mandato congressuale, hanno ulteriormente evidenziato questa tendenza.
Il risultato? Un sistema in cui il Congresso è stato marginalizzato e i tribunali, pur intervenendo in alcuni casi, faticano a porre un freno alle derive autoritarie. Come sottolineato da alcuni studiosi, si è arrivati a una condizione di "esecutivo senza limiti", con un presidente che, secondo Nunziata, minaccia di sostituirsi alla repubblica stessa.
Le radici di un problema decennale
Il fenomeno dell’"American Caesarism" non è nato con Trump, ma affonda le sue radici in decenni di evoluzione istituzionale. Sebbene i conservatori non siano gli unici responsabili di questa situazione, molti di loro hanno sostenuto per anni una visione politica centrata su una figura carismatica e onnipotente, una visione che ora rischia di destabilizzare il paese.
Gregg Nunziata, ex consulente repubblicano per le nomine giudiziarie e figura di spicco del movimento conservatore, ammette di aver cambiato prospettiva. Dopo anni trascorsi a difendere un potere esecutivo forte, oggi riconosce che questa posizione ha contribuito a erodere i principi fondamentali della separazione dei poteri e dei controlli incrociati.
Un appello ai conservatori: ricostruire i controlli istituzionali
Nunziata invita i conservatori a fare un passo indietro e a sostenere misure più rigorose per limitare il potere presidenziale. Tra le proposte concrete:
- Rafforzare i principi di non delega e delle questioni maggiori: strumenti giuridici già utilizzati da giudici e studiosi conservatori per limitare l’azione dell’esecutivo. Un esempio recente è la sentenza della Corte Suprema sui dazi doganali, che ha dimostrato come queste dottrine possano essere efficaci.
- Potenziare il controllo giudiziario e congressuale sulle emergenze presidenziali: i tribunali devono smettere di deferire incondizionatamente alle dichiarazioni di emergenza del presidente, verificando rigorosamente la sussistenza dei presupposti legali.
- Ridare slancio al Congresso: l’organo legislativo deve riappropriarsi del proprio ruolo, approvando leggi chiare e durature invece di lasciare spazio a decisioni unilaterali.
Le conseguenze di un potere senza limiti
L’accumulo di potere in un’unica branca del governo, come avvertiva James Madison, è «la definizione stessa della tirannia». Le politiche varate tramite ordinanze o decreti, prive della stabilità delle leggi approvate dal Congresso, creano instabilità. Le famiglie e le imprese faticano a pianificare il futuro, con ripercussioni negative su investimenti, crescita economica e prosperità.
Nunziata conclude che, per salvare la repubblica, i conservatori devono riconoscere il proprio ruolo nel portare il paese a questo punto critico e lavorare attivamente per ricostruire i controlli e gli equilibri che hanno contribuito a indebolire.
«La libertà richiede autorità divise. Se vogliamo preservare la democrazia, dobbiamo porre fine all’esecutivo senza freni. Non è una questione di parte, ma di principio.»