Un’indagine durata quattro anni

Il documentario "Finding Satoshi", andato in onda mercoledì dopo oltre quattro anni di ricerche e decine di interviste, sostiene che Bitcoin non è stato creato da una sola persona, ma da due: Hal Finney e Len Sassaman, entrambi deceduti.

Pedro Solimano, corrispondente di DL News per i mercati finanziari, ha definito il documentario "il più convincente" tra quelli che hanno cercato di svelare l’identità del misterioso creatore di Bitcoin. Non perché presenti prove definitive, ma perché smette di giocare con le congetture e inizia a collegare indizi che erano sotto gli occhi di tutti dal 2009.

Le prove presentate dal film

Il documentario segue l’autore bestseller del New York Times William Cohan e l’investigatore privato Tyler Maroney in un’indagine che parte dai sospettati più noti: sei cypherpunk, tra cui Adam Back, Nick Szabo, Hal Finney, Len Sassaman, Paul Le Roux e Wei Dai.

Alyssa Blackburn, data scientist al Baylor College of Medicine, ha analizzato il "ritmo digitale" di Satoshi Nakamoto, studiando quando postava, quando minava e quando restava in silenzio. Secondo l’analisi, solo Finney e Sassaman corrispondono al profilo.

Blackburn ha escluso categoricamente che Back, Szabo o Dai potessero essere Satoshi, basandosi esclusivamente sui dati raccolti.

Le smentite precedenti

Questa non è la prima volta che Sassaman viene indicato come possibile creatore di Bitcoin. Prima dell’uscita del documentario HBO "Money Electric: The Bitcoin Mystery" nel 2024, scommesse su Polymarket puntavano su di lui. Tuttavia, la vedova di Sassaman, Meredith Patterson, ha negato categoricamente che il marito fosse il fondatore della criptovaluta.

"Money Electric" ha invece indicato come possibile Satoshi Peter Todd, sviluppatore di Bitcoin, una teoria che lui stesso ha smentito. Recentemente, anche il giornalista investigativo del New York Times John Carreyrou, noto per aver smascherato la frode di Theranos, ha pubblicato un’inchiesta in cui sostiene che Adam Back sia probabilmente l’inventore di Bitcoin, una tesi che Back ha sempre respinto.

Hal Finney: il cervello dietro il codice di Bitcoin

Il documentario attribuisce a Finney il ruolo di principale sviluppatore del codice di Bitcoin. Fu infatti il primo a ricevere una transazione da Satoshi Nakamoto nel gennaio 2009. Inoltre, anni prima, Finney aveva creato Reusable Proof of Work (RPOW), considerato il precursore più vicino a Bitcoin, anche se stranamente non viene citato nel whitepaper originale.

Tyler Maroney, l’investigatore privato, ha inizialmente obiettato che Finney non fosse noto per la programmazione in C++, il linguaggio utilizzato per sviluppare Bitcoin. Tuttavia, Will Price, ex capo di Finney alla PGP Corp., dove ha lavorato per circa 16 anni, ha liquidato la critica con una risata: "Per un ingegnere come Hal, imparare un nuovo linguaggio di programmazione non sarebbe stato un problema".

Perché questa teoria potrebbe essere la più convincente

Il documentario non si basa su una singola prova schiacciante, ma su una combinazione di elementi: analisi linguistica, dati digitali e testimonianze di esperti. A differenza di altre teorie che si concentrano su un’unica persona, questa ipotesi suggerisce una collaborazione tra due figure chiave del movimento cypherpunk degli anni ’90.

Finney e Sassaman erano entrambi attivi nella comunità crittografica e condividevano una visione simile a quella di Satoshi: un sistema finanziario decentralizzato e resistente alla censura. La loro collaborazione potrebbe spiegare perché Bitcoin è nato proprio in quel contesto storico e tecnologico.

Le reazioni della comunità

La teoria presentata da "Finding Satoshi" ha già suscitato dibattito tra gli appassionati di criptovalute. Alcuni sostengono che le prove siano convincenti, mentre altri rimangono scettici, ricordando che Satoshi Nakamoto ha sempre cercato di mantenere l’anonimato e che nessuna teoria è mai stata confermata ufficialmente.

Nonostante ciò, il documentario offre una narrazione coerente e ben documentata, che potrebbe finalmente gettare nuova luce su uno dei più grandi misteri della finanza moderna.

Fonte: DL News