Musk in difficoltà durante la testimonianza

Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, sta affrontando una battaglia legale contro Sam Altman e OpenAI, l'organizzazione che lui stesso ha co-fondato. La causa riguarda la trasformazione di OpenAI da entità no-profit a società profit. Tuttavia, la sua testimonianza in tribunale questa settimana a Oakland non sta aiutando la sua posizione.

Risposte evasive e scatti d'ira

Durante la deposizione, Musk ha evitato di rispondere con un semplice 'sì' o 'no' alle domande dirette, ha dichiarato di non ricordare precedenti testimonianze e ha perso la pazienza con l'avvocato di Altman, William Savitt, accusandolo di cercare di tendergli tranelli. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers, dopo l'uscita della giuria mercoledì, ha commentato:

«A volte [Musk] è stato difficile».

Giovedì la situazione è peggiorata al punto che la giudice ha dovuto ricordare a Musk che non è un avvocato dopo che lui ha accusato Savitt di porre domande 'suggestive'.

«Può farlo anche lui», ha risposto la giudice. «Non funziona così. Ricordiamo a tutti che lei non è un avvocato».

Le contraddizioni che minano la sua posizione

In un tentativo di presentarsi sotto una luce positiva, Musk aveva dichiarato durante la testimonianza diretta di non perdere mai la calma e di non urlare alle persone, ammettendo solo di aver definito qualcuno 'un cazzone', ma solo per dire: 'Non fare il cazzone'.

Tuttavia, l'avvocato Savitt ha facilmente dimostrato il contrario, evidenziando come Musk abbia effettivamente perso le staffe in aula, abbia fatto cavillare su domande semplici e abbia contraddetto una precedente deposizione. Questo ha rafforzato l'ipotesi che Musk non stia agendo per preservare lo status no-profit di OpenAI, ma per cercare di controllare l'azienda.

Un'email del 2016 che cambia tutto

La difesa ha presentato un'email scritta da Musk nel 2016 a un collega di Neuralink, altra sua società, in cui affermava:

«DeepMind sta avanzando molto velocemente. Sono preoccupato che OpenAI non stia facendo lo stesso. Costituirla come no-profit potrebbe, a posteriori, essere stata una scelta sbagliata. Il senso di urgenza non è così elevato».

Quando gli è stato chiesto di questa dichiarazione in aula, Musk ha risposto che si trattava solo di una speculazione. Savitt gli ha chiesto: «Queste sono le sue parole, sì o no?» Musk ha replicato: «È un'ipotesi».

Savitt ha insistito: «Quindi pensava che fosse stata una scelta sbagliata? È questo che ha detto?» Musk ha infine ammesso di sì.

Musk ammette di non aver letto un documento chiave

In un altro momento, Savitt ha fatto notare che Musk aveva testimoniato di non aver letto un documento del 2017 riguardante il passaggio di OpenAI a modello profit. «Non ho letto il testo in piccolo. Stiamo entrando nel dettaglio di questo documento», ha dichiarato Musk, affermando di aver letto solo la prima sezione o il primo paragrafo.

Savitt ha replicato: «È un documento di quattro pagine».

Ha poi citato una deposizione precedente in cui Musk aveva ammesso di non aver letto nemmeno un paragrafo: «Non credo di aver letto questo term sheet. Non sono sicuro di aver effettivamente letto questo term sheet… Non ho esaminato attentamente questo term sheet».

Questo ha scatenato una reazione di Musk, che ha alzato la voce e contraddetto la sua stessa affermazione di non perdere mai la calma, gridando in aula: «Ho detto che non l'ho letto attentamente! Ho letto solo il titolo!»

Le conseguenze per la causa

La testimonianza di Musk sta avendo l'effetto opposto a quello sperato. Le sue contraddizioni e la sua reazione emotiva stanno rafforzando l'argomentazione della difesa secondo cui la sua motivazione non è la salvaguardia dello status no-profit di OpenAI, ma il desiderio di controllarne le sorti. La giudice ha più volte sottolineato il comportamento problematico di Musk, che rischia di compromettere ulteriormente la sua posizione.