Il mondo sta lasciando alle spalle un secolo di dipendenza dal carbone. Per la prima volta dal 1919, quando la rete elettrica globale era ancora agli albori e funzionava principalmente grazie all’idroelettrico, le energie rinnovabili hanno superato il carbone nella produzione di elettricità. Secondo il Global Electricity Review 2026 di Ember, pubblicato in occasione della Giornata della Terra, nel 2025 le rinnovabili hanno generato il 33,8% dell’elettricità mondiale, contro il 33% del carbone.

Questa inversione di tendenza segna la fine di un’era. Dagli anni ’70 a metà degli anni ’10 del Duemila, il carbone ha fornito tra il 35% e il 40% dell’elettricità globale, rimanendo una presenza costante — seppur inquinante — alla base dello sviluppo moderno. Oggi, invece, il sole sta prendendo il sopravvento. Nel 2015, anno dell’Accordo di Parigi, il solare produceva appena 256 terawattora (TWh) di elettricità a livello mondiale. All’epoca, il nucleare generava dieci volte tanto, mentre l’eolico triplicava il solare. Dieci anni dopo, la produzione solare è decuplicata: 2.778 TWh, pari al consumo annuale dell’intera Unione Europea. Solo negli ultimi tre anni, la capacità solare è raddoppiata.

Da ventuno anni consecutivi, il solare è la fonte di elettricità in più rapida crescita al mondo. Nel 2025 ha superato l’eolico per la prima volta e, secondo le proiezioni, potrebbe sorpassare anche il nucleare già quest’anno. Nonostante il consumo globale di carbone rimanga elevato — 8,8 miliardi di tonnellate nel 2024, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) — il solare da solo ha coperto il 75% dell’aumento della domanda elettrica mondiale. Se si sommano solare ed eolico, la quota sale al 99%.

Un altro segnale storico: la generazione di elettricità da combustibili fossili — carbone, petrolio e gas combinati — è diminuita dello 0,2% nel 2025. È la prima volta che si registra un calo dal periodo pandemico e solo la quinta volta in questo secolo in cui la produzione fossile non è aumentata. Le fonti pulite, ormai, crescono a un ritmo tale da assorbire quasi interamente la nuova domanda di energia sulla rete globale.

I motivi di questa rivoluzione energetica

La transizione verso le rinnovabili non è un caso, ma il risultato di una combinazione di fattori tecnologici ed economici. Il calo dei costi è il motore principale: i prezzi dei pannelli solari sono crollati del 75% ogni decennio negli ultimi quarant’anni, seguendo una regola nota come Legge di Swanson. Secondo questa osservazione, ogni volta che la quantità totale di pannelli solari prodotti raddoppia, il prezzo scende del 20%. Una tendenza che si è mantenuta nonostante crisi delle catene di fornitura, guerre commerciali e pandemie.

Negli anni ’70, un singolo modulo solare costava oltre 70 dollari per watt. Oggi, grazie agli avanzamenti tecnologici e alle economie di scala, il prezzo si attesta intorno ai 0,20 dollari per watt. Questa riduzione ha reso il solare non solo competitivo, ma spesso la scelta più economica per la produzione di elettricità in molte parti del mondo.

Un altro elemento chiave è l’accelerazione degli investimenti. Secondo l’IEA, nel 2025 gli investimenti globali nelle rinnovabili hanno superato quelli nei combustibili fossili per la prima volta nella storia. Questo trend è destinato a consolidarsi, soprattutto in regioni come il Medio Oriente, dove le tensioni geopolitiche stanno spingendo i paesi a diversificare le proprie fonti energetiche.

«Il solare non è più un’alternativa marginale, ma una realtà dominante. La velocità con cui sta crescendo supera ogni previsione, dimostrando che la transizione energetica non è più una scelta, ma una necessità.»

— Analista energetico, Ember Global

Nonostante questi progressi, la strada verso la completa decarbonizzazione rimane lunga. Il mondo brucia ancora enormi quantità di carbone, e la domanda di gas e petrolio rimane alta in alcuni settori. Tuttavia, i dati del 2025 mostrano che la transizione è ormai inarrestabile. Le rinnovabili non solo stanno sostituendo i combustibili fossili, ma lo stanno facendo a un ritmo tale da rendere possibile un futuro a emissioni zero entro la metà del secolo.

Fonte: Vox