Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a intensificarsi nello Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più strategiche al mondo. Nonostante i recenti scontri a fuoco e gli attacchi missilistici contro gli Emirati Arabi Uniti, l’amministrazione Trump sostiene che la tregua in vigore dall’inizio di aprile sia ancora valida.
Secondo il generale Dan Caine, presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore statunitensi, gli attacchi iraniani contro navi commerciali e della Marina militare USA rimangono «al di sotto della soglia che potrebbe riavviare le operazioni militari su larga scala». Tuttavia, il blocco iraniano sulle rotte marittime dello stretto minaccia di scatenare una crisi energetica globale nel giro di poche settimane. A ciò si aggiunge l’embargo statunitense sui porti iraniani, che sta devastando l’economia del Paese già provata dalla guerra.
Esiste una via d’uscita? Gli Stati Uniti hanno avviato l’operazione navale «Project Freedom» per scortare le navi bloccate nello stretto, ma il presidente Donald Trump ne ha sospeso l’attuazione martedì, citando progressi nelle trattative diplomatiche. Mercoledì, il giornalista Barak Ravid di Axios ha riferito che USA e Iran sarebbero vicini a un accordo per porre fine alla crisi. I prezzi del petrolio hanno subito un crollo immediato, ma Trump ha gettato acqua sul fuoco, definendo «una grande assunzione» l’idea che «l’Iran accetti di rispettare quanto pattuito».
In sintesi, nessuno sa con certezza come si concluderà questo stallo, ma alcuni scenari plausibili stanno prendendo forma.
1) Un accordo nucleare
Secondo le fonti citate da Ravid, vicine all’amministrazione Trump, le due parti sarebbero prossime a un’intesa su un «memorandum di una pagina» che prevedrebbe:
- La rimozione delle restrizioni reciproche sul transito nello Stretto di Hormuz;
- La sospensione da parte dell’Iran dell’arricchimento dell’uranio;
- Il rilascio da parte degli USA di miliardi di dollari di fondi iraniani congelati.
La durata della sospensione dell’arricchimento è ancora in discussione: l’Iran propone cinque anni, mentre gli USA ne chiedono venti. Questo scenario sarebbe ironico, considerando che Trump ha più volte criticato l’accordo nucleare del 2015 negoziato da Obama, definendo il trasferimento di denaro a Teheran come «soldi verdi volati su aerei». Tuttavia, potrebbe rappresentare l’unica soluzione praticabile per l’amministrazione, soprattutto se l’Iran accetterà di smantellare il proprio stockpile di uranio altamente arricchito.
2) Un accordo non nucleare
Le notizie di mercoledì potrebbero essere una manovra di propaganda. Non è la prima volta in queste settimane che si parla di un possibile accordo. La principale divergenza tra le parti riguarda la richiesta statunitense di includere nel patto anche il programma nucleare iraniano, mentre Teheran vuole solo un’intesa per riaprire lo stretto in cambio della revoca dell’embargo da parte degli USA, rimandando la questione nucleare a un secondo momento.
La popolazione iraniana sta già soffrendo per l’impossibilità di acquistare beni di prima necessità, e un prolungarsi della crisi rischia di aggravare ulteriormente la situazione.
3) Un’escalation militare limitata
Se le trattative dovessero fallire, un’escalation militare circoscritta rimane una possibilità concreta. Gli attacchi missilistici contro obiettivi statunitensi o alleati potrebbero intensificarsi, così come le contromisure americane. Tuttavia, entrambi i Paesi sembrano consapevoli che un conflitto aperto avrebbe conseguenze disastrose per l’economia globale e la stabilità regionale.
4) Un intervento internazionale
La comunità internazionale, in particolare l’Unione Europea e le Nazioni Unite, potrebbe fare pressione per avviare una mediazione. Un ruolo chiave potrebbe essere giocato da Paesi come Cina e Russia, che hanno interessi economici nella regione e potrebbero spingere per una soluzione diplomatica. Tuttavia, la polarizzazione tra USA e Iran rende difficile un intervento esterno efficace.
5) Un congelamento dello status quo
Infine, lo scenario peggiore potrebbe essere un prolungamento indefinito della situazione attuale. Uno stallo prolungato, con attacchi sporadici e restrizioni commerciali, rischierebbe di destabilizzare ulteriormente la regione e di provocare una crisi energetica globale. In questo caso, sia gli USA che l’Iran dovrebbero affrontare gravi conseguenze economiche e politiche.
In questo momento di incertezza, una cosa è certa: la necessità di una soluzione rapida e diplomatica è più urgente che mai.