Da semplice motore di ricerca a impero tecnologico

Venti anni fa, chiedere a una persona cosa fosse Google avrebbe ricevuto una risposta scontata: un motore di ricerca. L’azienda aveva raggiunto un dominio senza precedenti nel campo della ricerca online, una posizione che ancora oggi rimane ineguagliata. Oggi, invece, la risposta non è più così semplice. Google non è più solo un motore di ricerca, ma un’azienda multiforme che ambisce a essere tutto per tutti, con risultati ancora incerti.

Un colosso a cinque livelli

Secondo David Bader, direttore dell’Institute for Data Science al New Jersey Institute of Technology, Google si è trasformata in un’azienda a cinque livelli. Uno di questi è l’intelligenza artificiale, che nel 2024 potrebbe assorbire investimenti per 185 miliardi di dollari – una cifra superiore al PIL di molti paesi. Questo livello di spesa evidenzia un cambiamento radicale nella strategia aziendale. «Nessuna azienda seria che si occupi solo di ricerca investe così tanto», afferma Bader.

L’IA invade ogni prodotto Google

L’attenzione verso l’IA è sempre più visibile agli utenti finali. Gemini, il modello di intelligenza artificiale di Google, viene integrato in quasi tutti i suoi servizi: dalla GSuite alle email, fino a Maps. «Stanno spingendo Gemini in ogni angolo possibile», spiega Alex Hanna, ex dipendente Google e direttore della ricerca presso il Distributed AI Research Institute.

La percezione interna vs. quella esterna

Esiste un divario tra come Google si vede internamente e come viene percepita dal mondo esterno. «Internamente si considerano più un’azienda di intelligenza artificiale», afferma Hanna. Tuttavia, per molti utenti, Google rimane soprattutto un motore di ricerca. E, secondo Hanna, la qualità della ricerca sta peggiorando. «Usare Google Search è un’esperienza scadente. Fa schifo», dichiara senza mezzi termini.

Il declino della ricerca tradizionale

Hanna attribuisce il calo della qualità della ricerca a una strategia aziendale che si adatta all’era post-ChatGPT. L’IA, infatti, sta rendendo obsoleto il modello tradizionale di ricerca, permettendo agli utenti di ottenere risposte senza dover visitare siti web. «Sanno di dover abbandonare il modello basato sulla pubblicità», spiega Hanna. «Devono trovare un modo per monetizzare l’infrastruttura AI che hanno costruito».

La pubblicità rimane il pilastro, ma non per sempre

Secondo Bader, la pubblicità rappresenta ancora il 74% dei ricavi di Google. Tuttavia, questo dominio potrebbe essere minacciato dall’evoluzione dei comportamenti di ricerca. «Stanno cercando di capire come monetizzare l’IA», aggiunge Hanna.

Google Search non scomparirà, ma cambierà

Nonostante tutto, Google Search continuerà a esistere, come sottolinea Ed Anderson, analista di Gartner. «Sarà uno dei principali punti di contatto con gli utenti per molti anni ancora», afferma. Tuttavia, l’azienda sta diversificando le sue fonti di ricavo per mantenere la crescita economica.

Cloud e investimenti: nuove frontiere di guadagno

Google sta espandendo il suo business nel cloud computing, con una crescita del 63% su base annua. Secondo Bader, questo settore è diventato il terzo polo del mercato, dopo AWS e Azure, contribuendo per circa un quinto al fatturato complessivo dell’azienda. Inoltre, Google sta investendo massicciamente in startup e progetti innovativi, consolidando la sua presenza in settori emergenti.

Un futuro ancora incerto

Google si trova a un bivio: da un lato, cerca di affermarsi come leader nell’IA; dall’altro, deve gestire il declino della sua attività principale. «Stanno correndo per non restare indietro», conclude Hanna. «Ma il rischio è quello di non eccellere in nulla».