C'è un momento nella vita in cui ci si rende conto di aver superato le pagine più turbolente del proprio passato. Forse è il peso degli anni, forse la consapevolezza che le ferite, una volta così profonde, ora sembrano solo cicatrici su un libro ormai chiuso. È così che si guarda indietro, con distacco o addirittura con compassione, verso quelle figure che un tempo ci hanno fatto soffrire, verso le versioni più giovani e inesperte di noi stessi.

Eppure, anche allora, la vita continua a scrivere nuove storie. Prendete questa donna: ha superato i settant'anni, siede su una lastra di scisto nel parco di una città. La roccia, vecchia di cinquecento milioni di anni, è testimone silenziosa del suo passato. Lei indossa un abito viola sbiadito, di cotone indiano, leggermente consumato ai bordi, quasi in armonia con le fratture della pietra che la sostiene.

Un ghiacciaio, ormai sciolto da tempo, l'ha lasciata lì, come un monito o una benedizione. Ha sopravvissuto alle sue stesse lotte, forse anche alla sua stessa violenza. E ora, forse, sta per iniziare a raccontare una storia. Non quella di un tempo andato, ma di un presente che merita di essere ascoltato.