L’idea che un team composto da talenti eccezionali garantisca automaticamente il successo è diffusa, ma non sempre vera. Aggiungere l’intelligenza artificiale al mix non trasforma semplicemente i singoli membri in supereroi: spesso, anzi, può compromettere la collaborazione. Scott Dyreng, decano e professore alla Duke University, ha documentato questo fenomeno durante i lavori di gruppo dei suoi studenti MBA.

Prima dell’introduzione dell’AI, solo il 5% degli studenti sceglieva di lavorare in solitaria per il progetto finale. Dopo l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale, oltre la metà ha preferito procedere da sola. Dyreng ha rilevato che l’AI ha indebolito competenze fondamentali per il lavoro di squadra, come la negoziazione e la capacità di raggiungere accordi condivisi.

Tuttavia, invece di vietare l’uso dell’AI, Dyreng ha scelto di impiegarla in modo strategico: per analizzare le riunioni, sintetizzare le discussioni e monitorare la partecipazione. Gli strumenti non hanno sostituito la comunicazione umana, ma l’hanno potenziata, incoraggiando un’interazione più efficace. Il messaggio per i leader è chiaro: non si tratta di se usare l’AI, ma di come farlo.

I rischi di una collaborazione sbilanciata

Anche i team composti dai migliori talenti possono fallire se la dinamica interna non funziona. La performance di un gruppo dipende tanto da come i membri collaborano quanto dalle competenze individuali. L’AI, se mal gestita, può accentuare squilibri già esistenti, rendendo alcuni membri meno propensi a partecipare attivamente o a condividere idee.

Per evitare questo scenario, i leader devono adottare un approccio strutturato. Ecco alcune strategie concrete per integrare l’AI senza compromettere la coesione del team.

1. Costruire team bilanciati per ogni progetto

Da anni promuovo l’adozione di team cross-funzionali. In Jotform, i gruppi di lavoro sono solitamente composti da un senior developer, un front-end developer, un back-end developer, un designer, uno sviluppatore CSS e, a volte, un project o product manager. Questa struttura crea un equilibrio naturale in cui ogni membro contribuisce con le proprie competenze specifiche.

Con ogni nuovo progetto, i ruoli si adattano: diversi membri assumono la leadership a seconda delle esigenze. Comprendere punti di forza e debolezze individuali è fondamentale per mantenere l’equilibrio del team e assicurarsi che il leader giusto guidi ogni iniziativa. Gli strumenti di AI possono aiutare i leader a raccogliere queste informazioni.

Ad esempio, l’analisi delle riunioni può rivelare chi prende l’iniziativa su argomenti specifici. I dati sulle comunicazioni possono mostrare chi eccelle in diverse fasi di un progetto: chi avvia le discussioni, chi organizza il lavoro e chi brilla durante l’esecuzione. Se un membro del team fatica a rispettare le scadenze, l’AI può suggerire percorsi di apprendimento personalizzati, adattati al suo ritmo di lavoro.

Usata in modo strategico, l’AI aiuta le organizzazioni a valorizzare i punti di forza dei singoli e a intervenire sulle aree di miglioramento.

2. Integrare momenti di feedback nei flussi di lavoro

I team ad alte prestazioni si basano su un feedback continuo e tempestivo. Le valutazioni annuali, spesso troppo tardive e fonte di ansia, non sono sufficienti. È più efficace costruire sistemi con cicli di feedback integrati, in modo che i membri del team siano abituati a discutere regolarmente delle proprie performance, sia in positivo che in negativo, e a identificare aree di miglioramento.

In Jotform, questo approccio ha eliminato la paura associata al feedback, incoraggiando una comunicazione più aperta e produttiva. Come evidenziato nell’articolo del Wall Street Journal, gli strumenti di AI e automazione possono fornire feedback utili per affinare le competenze dei membri del team.

I leader possono impostare promemoria automatici per sollecitare feedback, sia da parte dei manager verso i dipendenti che tra colleghi. Alcune aziende hanno creato agenti AI integrati nei software di lavoro quotidiano, che fungono da coach per il processo di feedback. Questi strumenti invitano i dipendenti a fornire riscontri immediati e più dettagliati, aiutandoli a redigere risposte che possono poi essere riviste e inviate. In Jotform utilizziamo un modello simile.

L’AI come alleato, non come sostituto

Il vero valore dell’intelligenza artificiale nei team non risiede nella sua capacità di sostituire il lavoro umano, ma nel potenziarlo. Quando usata correttamente, l’AI può:

  • Rivelare dinamiche nascoste: analizzando le comunicazioni e le riunioni, può evidenziare squilibri o opportunità di miglioramento.
  • Favorire la collaborazione: strumenti come i riassunti automatici o l’analisi delle partecipazioni possono rendere le discussioni più inclusive ed efficaci.
  • Personalizzare l’apprendimento: identificando le aree di debolezza, può suggerire percorsi formativi su misura per ogni membro del team.

Il segreto sta nell’adozione di un approccio umano-centrico: l’AI deve essere uno strumento a supporto delle persone, non un sostituto della loro interazione. I leader che riescono a integrare l’AI in questo modo non solo migliorano le prestazioni dei loro team, ma creano anche un ambiente di lavoro più collaborativo e motivante.