L’AI nel cinema: tra timori infondati e opportunità concrete

Quando si parla di intelligenza artificiale a Hollywood, spesso si pensa a deepfake, attori sintetici o sceneggiature generate da algoritmi. Strumenti come Veo3 di Google, Pika Labs e Kling AI hanno attirato l’attenzione per i loro video ultrarealistici, così come Sora 2 di OpenAI, poi ritirato a marzo. Tuttavia, per i filmmaker indipendenti, la vera rivoluzione dell’AI avviene dietro le quinte, non sullo schermo.

Dietro le quinte: l’AI come alleata dei professionisti

Da anni, registi e direttori della fotografia devono gestire più ruoli: artisti, tecnici, project manager e negoziatori. Ora, l’AI sta assumendo parte del lavoro più tedioso, liberando tempo per la creatività. Michael Goi, ex presidente dell’American Society of Cinematographers (ASC) e co-presidente del suo comitato sull’AI, ricorda i timori diffusi nel settore qualche anno fa: «C’era la paura che l’AI avrebbe sostituito completamente i posti di lavoro». Una preoccupazione, secondo Goi, eccessiva.

Durante un seminario organizzato dall’ASC, Goi ha illustrato una delle principali sfide per l’adozione diffusa dell’AI nel video: la coerenza. In una dimostrazione live con il direttore della fotografia Caleb Deschanel, candidato all’Oscar sei volte, e la creatrice di AI Ellenor Argyropoulos, i filmmaker hanno provato a generare una ripresa specifica. «Caleb aveva una visione molto chiara», spiega Goi, «eppure è stato difficile anche solo avvicinarci al risultato desiderato».

I limiti attuali dell’AI generativa

Nonostante i progressi, gli strumenti di AI generativa video sono ancora progettati per contenuti brevi. La maggior parte delle soluzioni attuali genera clip di massimo due minuti in 4K. Una buona notizia per chi lavora su serie verticali, come Goi stesso, che spesso testa nuovi modelli di generazione video prima del loro lancio pubblico.

Un caso emblematico: la serie "Fruit Love Island"

Un esempio eclatante di ciò che l’AI può fare oggi è Fruit Love Island, una micro-serie generata da AI pubblicata su TikTok dall’account @ai.cinema021. In soli nove giorni, la serie ha accumulato oltre 3 milioni di follower e 300 milioni di visualizzazioni, prima di essere bloccata per problemi di qualità. Ogni episodio di due minuti richiedeva circa tre ore di lavoro e utilizzava strumenti di text-to-script come Object Talk, poi collegati a un generatore video AI.

L’AI come strumento di pianificazione: storyboard e risparmio di tempo

Per la maggior parte dei direttori della fotografia freelance, i vantaggi dell’AI non sono visibili sullo schermo, ma nella fase di pianificazione. Strumenti come Midjourney e Runway vengono ormai usati regolarmente per creare storyboard e riferimenti visivi. Rob Berry, direttore della fotografia freelance che ha lavorato per marchi come Bergdorf Goodman e Nordstrom, ricorda il suo primo incontro con storyboard generati da AI: «I clienti potevano realizzarli molto velocemente, modificarli il giorno prima delle riprese e consegnarmeli. Ho pensato: il futuro è già qui».

Anche il regista Sage Bennett, che ha lavorato per campagne di Dior e Jim Beam, conferma questa tendenza: «I budget si stanno riducendo, e le aspettative dei clienti crescono. L’AI ci aiuta a ottimizzare i tempi e a presentare idee visive in modo più efficiente».

«L’AI non sostituirà i filmmaker, ma chi non la utilizzerà rischia di restare indietro».

Il futuro: tra opportunità e sfide

Nonostante i progressi, l’AI nel cinema deve ancora affrontare sfide importanti. La coerenza delle riprese, la qualità dei risultati e la capacità di adattarsi a visioni artistiche complesse rimangono ostacoli da superare. Tuttavia, per molti professionisti, l’AI rappresenta già oggi uno strumento prezioso per risparmiare tempo, ridurre i costi e sperimentare nuove idee.

Come conclude Goi: «L’AI non sostituirà i filmmaker, ma chi non la utilizzerà rischia di restare indietro».