La sorveglianza privata nei luoghi pubblici è ormai una realtà diffusa: dai casinò alle sale concerti fino agli stadi sportivi, le telecamere integrate con l’intelligenza artificiale tracciano ogni nostro movimento. Tuttavia, le conseguenze di questa sorveglianza capillare non sempre restano confinate alla sfera digitale. Secondo un’inchiesta di Wired, il Madison Square Garden di New York avrebbe trasformato il proprio sistema di riconoscimento facciale in uno strumento di persecuzione sistematica, con l’obiettivo di colpire una donna trans.
La vittima, identificata con lo pseudonimo Nina Richards, è diventata il bersaglio di John Eversole, responsabile della sicurezza del complesso sportivo dal 2018. Secondo le testimonianze raccolte da Wired, la sorveglianza nei suoi confronti è iniziata nel 2021, quando Richards frequentava regolarmente la zona inferiore dello stadio durante le partite dei New York Knicks. Da quel momento, Eversole avrebbe ordinato ai suoi collaboratori di raccogliere dossier dettagliati sulla donna, utilizzando le telecamere di riconoscimento facciale per seguirla in ogni suo spostamento.
Gli ex dipendenti del MSG hanno dichiarato che la sorveglianza partiva dal momento in cui Richards scansionava il biglietto e continuava ogni volta che si alzava dal proprio posto per recarsi in bagno o parlare con lo staff. Nonostante non avesse mai violato alcuna regola e non rappresentasse alcuna minaccia, Richards è stata costantemente monitorata «perché transessuale», come ha confermato un ex dipendente anonimo a Wired.
«Non stava scattando foto in aree vietate. Non cercava di accedere a zone riservate», ha spiegato il testimone. «Era solo una grande donna trans, una semplice tifosa che si muoveva liberamente».
La persecuzione è culminata con il bando di Richards dal complesso sportivo, dopo che Eversole avrebbe «inventato un’accusa di stalking» per giustificare l’esclusione, come denunciato da Donnie Ingrasselino, ex responsabile della sicurezza del MSG, in una causa legale contro la struttura. Secondo Ingrasselino, Eversole era convinto che la presenza di una donna trans così vicino al campo potesse «danneggiare la reputazione del MSG» se ripresa dalle telecamere di trasmissione.
Questo caso rappresenta solo un esempio delle pratiche di sorveglianza estrema che, secondo le indagini, sarebbero diffuse all’interno del Madison Square Garden. Un sistema che, come sottolineato dall’inchiesta, solleva gravi preoccupazioni sulla privacy e sui diritti delle persone discriminate.