Le aspettative nei confronti dei team marketing stanno cambiando radicalmente. Secondo l’indagine 2026 Performance Marketing, condotta da Harris Poll su oltre 300 decision maker del settore, il 75% dei leader aziendali richiede una maggiore responsabilità nella misurazione dell’impatto delle attività di marketing sui ricavi. Un dato che riflette una tendenza ormai consolidata: i responsabili non si accontentano più di metriche tradizionali come il volume di lead o l’engagement, ma pretendono risultati tangibili e misurabili in termini di pipeline e fatturato.

Tuttavia, questa evoluzione non è accompagnata da strumenti adeguati. Nonostante la fiducia nella misurazione delle fasi iniziali del funnel (engagement, lead, MQL) rimanga alta, la situazione cambia drasticamente quando si passa alle fasi centrali e finali del percorso di acquisto. Solo il 19% dei marketer si dichiara molto fiducioso nella capacità di valutare l’impatto del marketing su pipeline, avanzamento delle trattative e ricavi effettivi.

Il divario di visibilità: dove la misurazione fallisce

Il problema emerge con chiarezza nel funnel centrale, dove l’engagement iniziale si trasforma in opportunità concrete e l’interesse si converte in intento d’acquisto. Qui, i marketer perdono visibilità: possono tracciare download di contenuti, click su annunci o la chiusura di un contratto, ma non riescono a comprendere come l’engagement si trasformi in pipeline, cosa acceleri o blocchi una trattativa, o quale sia il reale contributo delle loro attività.

Questo black box nel mezzo del funnel costringe i team a fare affidamento su inferenze piuttosto che su dati concreti. Senza una visione unificata del percorso del cliente, i marketer sono costretti a collegare punti che i loro sistemi non sono progettati per unire, rendendo impossibile distinguere tra iniziative che generano valore e quelle che producono solo rumore.

Le cause strutturali del problema

La mancanza di visibilità non è un semplice problema di reporting, ma una questione strutturale. Tre sono i fattori chiave che alimentano questo divario:

  • Dati frammentati: Piattaforme di marketing automation, CRM e strumenti di analytics operano spesso in silos, ciascuno catturando una porzione diversa del percorso del cliente senza integrarsi tra loro. Senza una visione unificata, è impossibile tracciare come i singoli touchpoint contribuiscano ai risultati finali.
  • Modelli di attribuzione obsoleti: I sistemi tradizionali, sia a singolo che a multi-touch, sono stati progettati per un processo di acquisto lineare e breve. Oggi, con stakeholder multipli che interagiscono su canali diversi per mesi, questi modelli non riescono a cogliere la complessità reale, spesso sottovalutando l’impatto del marketing.
  • Priorità sbagliate: Quando i leader si concentrano su ciò che è più facile da misurare invece che su ciò che conta davvero, i risultati diventano distorti. Le metriche di superficie (come i lead) vengono sovrastimate, mentre il vero valore del marketing – la capacità di generare pipeline e ricavi – rimane invisibile.

«I marketer stanno finalmente ottenendo il riconoscimento che meritano per il loro impatto sui ricavi, ma senza gli strumenti giusti per dimostrarlo, questa responsabilità diventa un boomerang», afferma [Nome Esperto], analista del settore.

Verso una nuova era della misurazione

La soluzione richiede un approccio radicalmente diverso. I team devono passare da una logica di attività a una di risultati, adottando strumenti in grado di:

  • Integrare dati da fonti diverse in un’unica piattaforma, per una visione completa del percorso del cliente.
  • Utilizzare modelli di attribuzione avanzati, capaci di gestire la complessità dei processi d’acquisto moderni.
  • Fornire ai leader una reportistica trasparente e basata su dati reali, non su stime.

Solo così sarà possibile colmare il divario tra aspettative e realtà, permettendo ai team marketing di dimostrare il proprio valore in modo tangibile e misurabile.