Mark Zuckerberg sta portando avanti una strategia aziendale basata sull’intelligenza artificiale, ma a un costo umano altissimo. Meta ha licenziato migliaia di dipendenti e impone a quelli rimasti di utilizzare massicciamente gli strumenti di IA, accelerando il loro esaurimento professionale. L’obiettivo dichiarato è far sì che un singolo impiegato possa gestire più progetti contemporaneamente grazie a una serie di agenti AI operanti in background. Chi non si adegua rischia valutazioni negative.

La situazione è ulteriormente peggiorata dopo l’annuncio di un nuovo sistema di monitoraggio dei dipendenti. Meta ha infatti iniziato a tracciare le attività su mouse e tastiera di decine di migliaia di computer aziendali, ufficialmente per addestrare i suoi modelli di IA a comprendere come le persone lavorano quotidianamente. La misura è stata percepita come una violazione della privacy e ha scatenato una rivolta tra i dipendenti.

Un responsabile tecnico ha definito il programma «estremamente scomodo» e ha chiesto come poter «optare per l’esclusione». La risposta del chief technology officer Andrew Bosworth è stata lapidaria: «Non esiste l’opzione di esclusione sui computer aziendali». La sua affermazione è stata accolta con oltre cento emoji di rabbia e sorpresa da parte dei dipendenti, secondo quanto riportato dal New York Times.

Altri hanno espresso la propria indignazione. «La tua insensibilità verso le preoccupazioni dei tuoi stessi dipendenti è preoccupante», ha scritto un impiegato a Bosworth, che ha replicato sostenendo che i dati raccolti sono «strettamente controllati» e che non esiste alcun rischio di fuga di informazioni.

La tensione è ulteriormente cresciuta quando Meta ha annunciato il licenziamento di circa 8.000 dipendenti, una mossa giustificata come necessaria per «bilanciare gli altri investimenti» in corso, secondo le parole di Janelle Gale, responsabile delle risorse umane, in un messaggio interno ottenuto dal New York Times. Quegli «altri investimenti» sono in realtà destinati all’IA: l’azienda ha rivisto al rialzo le sue stime di spesa, prevedendo di investire 145 miliardi di dollari entro la fine dell’anno, in gran parte per data center e infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.

Per accelerare l’adozione della tecnologia, Meta ha organizzato a marzo le «AI Transformation Weeks», un programma per insegnare ai dipendenti l’uso degli strumenti di coding basati su IA. L’azienda ha anche lanciato una dashboard interna per monitorare il livello di utilizzo degli strumenti AI da parte dei lavoratori. La pressione è tale che, secondo alcune testimonianze, i dipendenti stanno persino creando agenti AI per scovare altri strumenti utili all’interno dell’azienda.

Zuckerberg, dal canto suo, sembra concentrato su un altro progetto: la creazione di un clone digitale fotorealistico di se stesso, che gli permetterebbe di essere «presente» in modo pervasivo in tutta l’azienda. Una mossa che, in un contesto già critico, rischia di alimentare ulteriormente il malcontento tra i dipendenti.

Fonte: Futurism