Un annuncio di Microsoft che avrebbe sospeso temporaneamente gli acquisti di crediti di rimozione della CO2 ha scosso un settore ancora nascente, ma fondamentale per contrastare il cambiamento climatico. Solo nel 2025, l’azienda ha stretto accordi con 21 società in tutto il mondo per rimuovere 45 milioni di tonnellate di anidride carbonica, un record assoluto.

Tra i progetti finanziati figurano la riforestazione in Amazzonia con Re.green, la sepoltura di rifiuti organici con Vaulted e la produzione di biochar da scarti agricoli nel Midwest con Liferaft. Questi interventi rappresentano una parte cruciale della strategia climatica di Microsoft, che mira a diventare carbon negative entro il 2030, cioè a rimuovere più CO2 di quanta ne emetta.

Tuttavia, la sospensione degli acquisti solleva dubbi sul futuro del mercato. Secondo dati recenti, Microsoft ha acquistato quasi il 90% di tutti i crediti di rimozione “duratura” nel 2024 — progetti che catturano CO2 in modo permanente, come quelli di Vaulted, escludendo invece la riforestazione, vulnerabile a incendi o morte degli alberi. Gli accordi già stipulati continueranno, ma le startup che puntavano sull’azienda come principale cliente si trovano ora in una situazione incerta.

In una dichiarazione, Melanie Nakagawa, direttrice della sostenibilità di Microsoft, ha spiegato:

«Il nostro approccio alla decarbonizzazione combina riduzione, rimozione ed efficienza. La rimozione della CO2 è solo una parte dell’equazione. Potremmo aggiustare ritmo e volume degli acquisti man mano che perfezioniamo i nostri obiettivi di sostenibilità».

Alcuni esperti ipotizzano che Microsoft abbia già acquistato abbastanza crediti per raggiungere il traguardo del 2030, anche se l’aumento delle emissioni dei data center sta rendendo l’obiettivo più difficile. Inoltre, nuovi progetti avviati ora potrebbero non essere operativi in tempo per contribuire entro il 2030. Andrew Shebbeare, partner del fondo di venture capital Counteract, specializzato nella rimozione della CO2, sottolinea:

«Mancano solo quattro anni al 2030. Per uno sviluppatore di progetti di rimozione della CO2 è quasi impossibile avviare un’iniziativa in così poco tempo e ottenere un impatto significativo sul bilancio carbonico di una multinazionale come Microsoft».

Non tutti gli operatori del settore hanno ricevuto comunicazioni ufficiali sulla sospensione. Alcuni sono stati rassicurati sul fatto che si tratti di una pausa temporanea, ma il dibattito sulla sostenibilità finanziaria del mercato è diventato urgente. Ben Rubin, direttore esecutivo del Carbon Business Council, che rappresenta oltre 100 aziende del settore, commenta:

«Il mercato non può dipendere solo da pochi attori. È necessario un ecosistema più diversificato per garantire stabilità e crescita».

Microsoft, con la sua portata globale, ha trainato la domanda di crediti di rimozione della CO2 negli ultimi anni. Ora, il settore si interroga su come colmare il vuoto lasciato dall’azienda e su quali strategie adottare per garantire la sopravvivenza di progetti innovativi, ma ancora fragili dal punto di vista economico.