Il videogioco Mixtape si propone come un viaggio attraverso l'amore adolescenziale e l'amicizia, affrontando come queste relazioni sopravvivano al passaggio all'età adulta e cosa significhi crescere in un luogo dal quale non si vuole fuggire. Tuttavia, nonostante l'ambientazione negli anni '90 e la struttura narrativa tipica dei film adolescenziali, risulta difficile identificare il pubblico a cui il gioco intende rivolgersi.
Una nostalgia forzata e poco autentica
Come una capsula del tempo degli anni '90, Mixtape sembra mancare di autenticità. I dialoghi, la moda, le interazioni con la tecnologia e persino il linguaggio dei personaggi non riescono a trasmettere lo spirito di quell'epoca, almeno non nel modo in cui chi, come il recensore, ha vissuto quegli anni, si aspetterebbe. È come se il gioco fosse stato realizzato da una prospettiva esterna, quasi fosse un ritratto stilizzato di un decennio, più che una rappresentazione vissuta e sentita.
La colonna sonora: un'anomalia generazionale
Ogni capitolo di Mixtape è incentrato su una canzone licenziata, da Mondo Rock a Silverchair, fino a Stan Bush. Tuttavia, la collezione musicale della protagonista Stacey appare poco realistica per una teenager degli anni '90. La sua playlist sembra più il frutto di una ricerca su internet che di un ascolto quotidiano tipico di quel periodo. Stacey non sembra una ragazza degli anni '90, ma piuttosto il risultato di un team di sviluppatori che, nel 2026, ha cercato di immaginare come fosse un'adolescente di quel decennio.
L'ambiguità temporale che svilisce la nostalgia
Il gioco non specifica mai con precisione quando è ambientato, né il nome della città fittizia in cui si svolge la storia. Questa scelta narrativa indebolisce il tentativo di evocare nostalgia, perché senza un ancoraggio temporale e spaziale, la storia fatica a trasmettere un senso di appartenenza a un'epoca precisa. Come osserva Cameron Kunzelman:
È come se qualcuno ti raccontasse come era «ai miei tempi» o facesse riferimento a un «atteggiamento vittoriano»: è un modo comodo per ridurre tutto il tempo e lo spazio a un pacchetto estetico, così da poterlo nominare, racchiudere e mettere sul mercato.
Un prodotto che manca il bersaglio
Mixtape rischia di essere un'opera che, pur cercando di celebrare la nostalgia degli anni '90, finisce per essere un prodotto artificiale, privo di quella genuinità che solo chi ha vissuto quel periodo potrebbe riconoscere. Senza un pubblico ben definito e senza una rappresentazione autentica dell'epoca, il gioco rimane un esercizio stilistico più che un'esperienza coinvolgente.