Un sermone innocuo diventa reato: la condanna di un pastore nel Regno Unito

Il Regno Unito, noto per le sue restrizioni sempre più severe sulla libertà di parola, ha inflitto un nuovo colpo alla libertà religiosa giovedì 10 ottobre, quando un giudice di pace ha condannato Clive Johnston, un pastore in pensione di 78 anni dell'Irlanda del Nord, per aver predicato Giovanni 3:16 in pubblico.

Johnston è stato dichiarato colpevole di due capi d'accusa ai sensi del Abortion Services (Safe Access Zone) Act (Northern Ireland), una legge che vieta qualsiasi attività considerata in grado di "influenzare", "impedire" o "ostacolare" le persone che si recano in cliniche per aborti entro un raggio di 100 metri. Attualmente, nel Nord Irlanda esistono otto "zone cuscinetto" di questo tipo.

Nonostante Johnston non abbia mai menzionato l'aborto durante il suo sermone, la sua predicazione è stata considerata un reato. La funzione religiosa si è svolta di domenica, giorno in cui la clinica di salute sessuale non era operativa per appuntamenti legati all'interruzione di gravidanza.

Le prove video e la reazione delle autorità

Le riprese della bodycam mostrano Johnston che, durante la funzione all'aperto, racconta il proprio percorso di fede, suona l'ukulele e legge Giovanni 3:16 («Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito»). Poco dopo, un agente di polizia lo interrompe, affermando che si trova in una "zona sicura" e che deve cessare immediatamente la predicazione, pena l'allontanamento forzato e un possibile procedimento penale.

Il pastore, nonno di sette nipoti e senza precedenti penali, è stato multato di 450 sterline (circa 610 dollari) e ora ha una fedina penale. Nonostante ciò, ha annunciato l'intenzione di presentare appello. Dopo la sentenza, Johnston ha dichiarato al Christian Institute, che lo sta assistendo legalmente: «È un giorno buio per la libertà cristiana».

«Abbiamo tenuto una piccola funzione all'aperto vicino a un ospedale. Non abbiamo mai fatto riferimento all'aborto. Eppure, la legge sulle zone cuscinetto è così ampia che anche una funzione domenicale è stata considerata un reato. Se qualcuno sta causando problemi, istigando violenza o molestando le persone, allora sì, deve essere perseguito. Ma io non stavo facendo nulla di tutto questo, come dimostrano le riprese della polizia e come tutti gli attori coinvolti in questo caso hanno riconosciuto».

Un precedente pericoloso per la libertà di espressione

Johnston è, secondo quanto riportato, la prima persona condannata per aver violato il Safe Access Zones Act senza aver mai menzionato l'aborto. Tuttavia, non è l'unico caso di persecuzione per espressione religiosa pacifica nel Regno Unito.

Nel 2023, Rose Docherty, una nonna scozzese di 75 anni, è stata arrestata e rilasciata su cauzione per aver tenuto un cartello fuori da un ospedale con scritto: «La coercizione è un reato, sono qui per parlare, solo se lo desideri».

All'inizio del 2024, invece, Isabel Vaughan-Spruce è stata incriminata in Inghilterra per aver pregato in silenzio vicino a una clinica abortiva.

Le implicazioni per la libertà religiosa e la libertà di parola

La condanna di Johnston stabilisce un precedente inquietante: nel Regno Unito, anche le espressioni religiose pacifiche possono essere criminalizzate non solo per ciò che viene detto, ma anche per ciò che gli ascoltatori potrebbero interpretare come un messaggio implicito. Questo solleva gravi preoccupazioni sulla tutela della libertà religiosa e di parola, principi fondamentali in una società democratica.

Critici e attivisti per i diritti civili sottolineano come le zone cuscinetto stiano diventando uno strumento per limitare non solo le proteste aggressive, ma anche le attività religiose e sociali più innocue. La sentenza di Johnston rappresenta un ulteriore passo verso una restrizione sempre più ampia della libertà di espressione nel Paese.

Reazioni e prospettive future

Il caso ha scatenato un acceso dibattito sulla necessità di rivedere le leggi sulle zone cuscinetto, che molti considerano troppo vaghe e pericolose per la democrazia. Il Christian Institute ha annunciato di voler sostenere Johnston nel suo appello, definendo la sentenza un «attacco ingiustificato alla libertà religiosa».

Mentre il Regno Unito continua a inasprire le norme in materia di discorso pubblico, la condanna di Johnston potrebbe rappresentare solo l'inizio di una serie di procedimenti giudiziari che mettono in discussione i confini tra sicurezza pubblica e libertà individuali.

Fonte: Reason