Negli ultimi anni, mantenere un portafoglio prevalentemente azionario è stato la scelta più semplice per chi si avvicina alla pensione. Le azioni, soprattutto quelle statunitensi, hanno nettamente superato i rendimenti dei titoli obbligazionari. Tuttavia, gli eventi recenti impongono una riflessione: è il momento di ridurre il rischio e rivalutare il ruolo delle obbligazioni nel proprio portafoglio.

Nonostante le azioni abbiano recentemente mostrato una maggiore volatilità, i loro livelli restano prossimi ai massimi storici. Questo rappresenta un’opportunità per i neo-pensionati e i pensionati di ridurre l’esposizione azionaria, reinvestendo parte dei proventi in asset più sicuri come la liquidità e le obbligazioni di alta qualità. I vantaggi di una strategia di de-risking sono molteplici.

Stabilità e protezione contro il rischio di sequenza

Le obbligazioni offrono una volatilità inferiore rispetto alle azioni, garantendo rendimenti più prevedibili. In un portafoglio pensionistico, questa caratteristica è fondamentale per mitigare il rischio di sequenza, ovvero la possibilità di subire perdite consistenti nei primi anni di pensionamento. Un portafoglio troppo sbilanciato sulle azioni è infatti più vulnerabile a questo rischio, poiché le flessioni del mercato possono erodere in modo irreversibile il capitale accumulato.

Rendimenti obbligazionari in rialzo: un’opportunità da non perdere

Oltre alla minore volatilità, le obbligazioni offrono oggi rendimenti più interessanti rispetto al recente passato. Il tasso di rendimento dei Treasury a 10 anni, che nel 2020 si attestava allo 0,5%, oggi supera il 4,3%. Questo non solo migliora le prospettive di rendimento futuro, ma fornisce anche una maggiore protezione contro le flessioni dei prezzi. Anche in caso di calo del valore di mercato di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario, l’investitore continua a percepire la cedola, garantendo un flusso di reddito costante.

Obbligazioni come scudo in caso di recessione

Con il timore di un rallentamento economico che aleggia sui mercati, le obbligazioni di alta qualità rappresentano una scelta strategica. Storicamente, i titoli obbligazionari hanno registrato performance positive durante le recessioni, offrendo un paracadute in periodi di turbolenza.

Il timing non è tutto: perché agire ora

Anche per chi teme di essere in ritardo nel processo di de-risking, non è necessario preoccuparsi eccessivamente del tempismo. Dopo anni di rialzi azionari, molti portafogli sono oggi sbilanciati verso le azioni. Un portafoglio che cinque anni fa era composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni, oggi potrebbe essere quasi all’80% azionario, senza che siano stati effettuati ulteriori acquisti di titoli.

Come ridurre il rischio senza rinunciare alla diversificazione

La prima regola da seguire è evitare di eliminare completamente le azioni dal portafoglio. Nonostante l’incertezza economica e dei mercati, la strategia migliore resta quella di mantenere un portafoglio diversificato, in grado di performare adeguatamente in diversi scenari. Un portafoglio troppo sbilanciato sulle obbligazioni, infatti, espone al rischio di inflazione, che può erodere i rendimenti reali nel lungo termine. Allo stesso modo, un portafoglio eccessivamente azionario è vulnerabile alle flessioni di mercato e al rischio di sequenza.

Le strategie di portafoglio come i Bucket Portfolios offrono un approccio equilibrato: azioni per cogliere le opportunità di crescita, obbligazioni per proteggersi durante le recessioni e nei periodi di volatilità, e liquidità per far fronte alle emergenze. Questa struttura consente di bilanciare rischio e rendimento, garantendo una maggiore stabilità finanziaria in pensione.