Il processo di rimborso delle tariffe illegali imposte durante l’amministrazione Trump sta finalmente partendo, anche se con lentezza. Alcune aziende private hanno già annunciato di voler velocizzare la procedura per restituire i soldi ai consumatori. Tuttavia, la realtà si rivela più complessa del previsto.
Questa settimana, l’U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha aperto un portale online dedicato alle aziende che intendono richiedere il rimborso delle tariffe pagate illegalmente. La necessità di questi rimborsi nasce da una sentenza della Corte Suprema di febbraio, che ha stabilito come l’amministrazione Trump non avesse l’autorità legale per imporre tariffe tramite il International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), utilizzato per le cosiddette "tariffe del Giorno della Liberazione" dello scorso anno.
Secondo una dichiarazione del CBP, i rimborsi verranno emessi entro 60-90 giorni, anche se in alcuni casi la procedura potrebbe richiedere più tempo. Non tutti i prodotti che hanno pagato le tariffe IEEPA sono però ancora idonei al rimborso: la prima fase interesserà solo le merci che non hanno ancora completato l’iter di sdoganamento. A marzo, l’amministrazione Trump aveva comunicato alla Corte di Commercio Internazionale che questa fase avrebbe coperto circa il 63% di tutte le importazioni soggette alle tariffe IEEPA. Gli altri casi dovranno attendere ancora.
Il processo potrebbe richiedere mesi, ma alcune aziende di spedizione come UPS e FedEx hanno già predisposto un meccanismo per restituire i soldi ai clienti. «Il nostro intento è chiaro: se riceviamo un rimborso dal CBP, lo reindirizzeremo ai clienti e ai mittenti che hanno sostenuto le spese», ha dichiarato FedEx in una nota. UPS, invece, ha annunciato di voler «richiedere e recuperare i rimborsi IEEPA per conto dei clienti, per poi restituirli ai pagatori originali».
Nonostante questi sforzi, molti consumatori potrebbero non vedere alcun beneficio. Il problema risiede nella natura stessa delle tariffe: anche se a pagarle sono state le aziende, il costo è stato poi riversato sui consumatori sotto forma di prezzi più alti. Uno studio pubblicato a febbraio dalla Federal Reserve e dalla Columbia University ha rivelato che gli americani hanno sostenuto il 94% dei costi delle tariffe, con un aumento medio dei prezzi dell’11% per i prodotti soggetti a dazi rispetto a quelli esenti.
I rimborsi, però, possono essere erogati solo agli importatori registrati—ovvero coloro che hanno pagato le tariffe inizialmente. Al di là di UPS e FedEx, altre aziende stanno cercando soluzioni per compensare i clienti, ma anche in questo caso i rimborsi potrebbero arrivare in modo indiretto, come accaduto con l’aumento dei prezzi.
Ron Vachris, amministratore delegato di Costco, ha dichiarato che l’azienda sta valutando come gestire la situazione per i propri clienti, ma ha sottolineato come la complessità del sistema renda difficile una restituzione immediata e trasparente.