Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva confidato a stretto giro di persone che abbandonare i negoziati con l’Iran e annunciare un blocco navale ai suoi porti avrebbe probabilmente costretto Teheran a cedere nel giro di pochi giorni, secondo quanto riportato dal Financial Times.
Invece, Vance si è trovato di fronte a un rifiuto: i negoziatori iraniani, all’ultimo minuto di mercoledì pomeriggio, hanno comunicato che non avrebbero partecipato al secondo round di trattative in Pakistan.
Il presidente Donald Trump, che aveva minacciato di «bombardare l’Iran non appena fosse scaduto il cessate-il-fuoco», ha fatto marcia indietro. Ha annunciato che avrebbe «rinviato qualsiasi attacco fino a quando i leader iraniani non presenteranno una proposta unitaria», mantenendo comunque il blocco navale. Secondo Axios, fonti interne all’amministrazione Trump sarebbero disposte a estendere il cessate-il-fuoco di «altri tre-cinque giorni».
Il risultato? Una situazione di stallo senza precedenti: né guerra dichiarata, né pace raggiunta. Un equilibrio instabile che ricorda i rischi del conflitto aperto, ma con un’aggravante: l’Iran, nonostante le pressioni, continua a resistere più del previsto e a infliggere danni.
Le tensioni nel Golfo Persico e i danni all’economia globale
Mercoledì mattina, le forze iraniane hanno attaccato e fermato due navi cargo nello Stretto di Hormuz — l’unica via d’accesso al Golfo Persico — causando «gravi danni» a una di esse, come riportato dall’U.K. Maritime Trade Organization.
Durante l’annuncio dell’estensione del cessate-il-fuoco, Trump ha sostenuto che l’Iran non si è presentato ai negoziati perché il suo governo è «profondamente diviso». Tuttavia, le fazioni politiche iraniane, senza eccezioni, hanno chiarito che non intendono trattare finché il blocco navale rimane in vigore.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf — considerato dalla Casa Bianca un leader moderato — ha dichiarato martedì sera che il blocco viola il cessate-il-fuoco e che l’Iran è «pronto a svelare nuove carte sul campo di battaglia».
Le mosse a sorpresa di Trump e le contraddizioni nei negoziati
Negli ultimi giorni di tregua, Trump ha cercato di stringere l’Iran in una morsa, affermando che aveva già accettato di rinunciare a «tutto» — arricchimento dell’uranio e interventi all’estero — senza ottenere nulla in cambio. Una strategia che, in passato, aveva già spinto Teheran ai limiti della sopportazione.
I mediatori pakistani avevano inizialmente insistito — e Trump aveva accettato privatamente — che il cessate-il-fuoco tra Stati Uniti e Iran avrebbe incluso anche una tregua tra Libano e Israele. Poi, Trump e Vance hanno cambiato posizione, sostenendo che il Libano non faceva parte dell’accordo e che Israele avrebbe dovuto continuare a combattere. Nonostante le autorità iraniane avessero ripetutamente avvertito che la prosecuzione delle ostilità sarebbe stata un «elemento di rottura», Ghalibaf si è comunque recato alle trattative in Pakistan. Solo pochi giorni dopo, Trump ha dichiarato un cessate-il-fuoco anche in Libano.
Un copione che sembra ripetersi con il blocco navale: mentre Ghalibaf ha accusato Trump di «bugie» e «trucchi», ha comunque lasciato la porta aperta a un possibile riavvio dei colloqui.