L’UCLA Federalist Society aveva invitato James Percival, consulente legale del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS), a un evento in programma per il 21 aprile 2026. Tuttavia, la conferenza è stata interrotta da una protesta studentesca che ha impedito lo svolgimento regolare del dibattito.
Gli studenti hanno ostacolato l’evento con fischi, insulti e rumori continui, tra cui squilli di telefoni e altri suoni disturbanti. La situazione è stata ripresa da Fox News e dal Daily Bruin, il giornale studentesco dell’UCLA.
Tra i pochi meriti dell’iniziativa, spicca l’introduzione di Jon Michaels, professore critico dell’amministrazione Trump ma fermo sostenitore della libertà di parola. Anche Greg McNeal di Pepperdine ha posto domande incisive a Percival. Tuttavia, l’amministrazione dell’UCLA non ha preso provvedimenti contro gli studenti responsabili delle interruzioni, nonostante fossero stati avvertiti.
Le immagini della protesta, condivise su X (ex Twitter) dall’attivista Yitzy Frankel, mostrano scene di caos e insulti volgari. Tra i cartelli esposti dagli studenti, uno recitava: «Come sa di Trump’s c**k?», mentre un altro accusava il presidente del capitolo UCLA FedSoc, Matthew Weinberg — ebreo e coinvolto in una causa contro il gruppo Students for Justice in Palestine — di aver invitato un «nazista» sul campus.
Un altro cartello paragonava Percival a Wilhelm Frick, ministro dell’Interno nazista, un’associazione considerata offensiva e storicamente inaccettabile. L’abuso del termine «nazista» per screditare avversari politici diluisce la memoria delle atrocità del regime hitleriano e rischia di normalizzare discorsi estremisti.
La situazione all’UCLA solleva preoccupazioni sul futuro dell’istituzione, dove figure come Eugene Volokh e Steve Bainbridge stanno lasciando spazio a una deriva ideologica sempre più radicale. Senza un intervento deciso, l’ateneo rischia di sprofondare nel caos e nell’autodistruzione.