Ieri, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ascoltato le argomentazioni orali nel caso Monsanto Co. v. Durnell, una controversia che, pur non destando particolare interesse tra gli studiosi di diritto costituzionale, assume un’importanza cruciale per il mondo imprenditoriale.

Il caso riguarda una causa intentata da un cittadino contro Monsanto (ora di proprietà di Bayer) per i danni presunti causati dall’erbicida Roundup. La giuria aveva inizialmente assegnato un risarcimento di 1,25 milioni di dollari, riconoscendo la mancata informazione sui rischi potenziali. Bayer, dal canto suo, ha sostenuto che l’EPA non aveva richiesto tali avvertenze aggiuntive, rendendo quindi le pretese statali preempted (sovrapposte) dalla normativa federale.

Prima dell’udienza, l’analisi delle posizioni dei giudici lasciava pochi dubbi: la Corte sembra divisa sulla questione della preemption, un tema che non sempre allinea i conservatori in modo lineare. Justice Thomas, noto per il suo federalismo rigoroso, ha più volte espresso scetticismo verso la preemption federale, come evidenziato anche in una recente sentenza. Justice Gorsuch potrebbe seguire una linea simile, mentre Justice Kavanaugh, Chief Justice Roberts e Justice Alito sembrano più inclini a una posizione favorevole alla preemption, preoccupati dagli effetti economici su aziende come Monsanto.

La posizione di Justice Barrett rimane incerta, così come quella di Justice Kagan, che in passato ha mostrato aperture verso una preemption ampia per garantire uniformità normativa. Tuttavia, dopo aver ascoltato le argomentazioni, le previsioni sembrano confermate: non è emersa una chiara maggioranza a favore di Monsanto.

Durante l’udienza, gli interrogativi dei giudici sono stati limitati, soprattutto nei confronti dell’avvocato della parte attrice, Ashley Keller. Dopo quasi due ore di discussione nel caso precedente, Chartrie, i giudici sembravano stanchi, ma Keller è riuscita a parlare senza interruzioni per diversi minuti. Con circa dieci minuti rimanenti e nessuna ulteriore domanda, si è conclusa la sua esposizione. Generalmente, la parte che riceve più domande tende a perdere, ma in questo caso la stanchezza potrebbe aver influenzato il dibattito.

Justice Alito è rimasto in silenzio per gran parte dell’udienza, tranne quando ha mostrato interesse durante un passaggio sulle implicazioni del caso Loper Bright.

Il nodo della preemption e il futuro di Chevron

Il caso solleva una questione fondamentale: quando un’agenzia federale, attraverso i suoi regolamenti, cerca di preemptare una legge statale, chi ha l’ultima parola sull’interpretazione della normativa? Secondo il precedente Chevron, le agenzie ricevono deference (deferenza) nell’interpretare statuti complessi o ambigui. Ma dopo Loper Bright, questa deferenza è ancora valida?

Se l’agenzia non riceve più deferenza, può un tribunale statale, in una causa per responsabilità civile, interpretare lo statuto federale per determinare se esiste una preemption? In altre parole, chi decide l’interpretazione finale: l’agenzia o il giudice? Loper Bright sembra suggerire che siano i giudici a decidere le questioni legali, piuttosto che le agenzie. Ma questo approccio esclude un ruolo per i tribunali statali nel valutare l’effetto preemptive delle leggi federali?

La sentenza in questo caso potrebbe ridefinire l’equilibrio tra potere federale e autonomia statale, con ripercussioni su settori che vanno dalla regolamentazione ambientale alla sicurezza dei prodotti.

Fonte: Reason