Lo special The Punisher: One Last Kill di Marvel inizia con una scena scioccante: nei primi cinque minuti, un cane viene ucciso sotto gli occhi di un veterano senzatetto. La sequenza, ripetuta più volte, vuole trasmettere un messaggio chiaro: il mondo è crudele e senza speranza. Ma la violenza gratuita non si ferma qui.

Il protagonista, Frank Castle, interpretato ancora una volta da Jon Bernthal, si trova alle prese con una nuova minaccia. Dopo aver decimato la famiglia Gnucci, il vuoto di potere scatena il caos a Little Sicily. Spinto da visioni del suo vecchio commilitone Curtis Hoyle e dei familiari scomparsi, Castle tenta di abbandonare la vita violenta. Ma la matriarca Ma Gnucci (Judith Light) non glielo permette: assume ogni criminale del quartiere per vendicarsi. Ha così inizio una carneficina senza senso.

La seconda parte dello special, che occupa quasi metà della durata totale di 45 minuti, si riduce a una sequenza interminabile di omicidi. Frank difende il suo appartamento da orde di aggressori, senza alcuna trama degna di nota. Alcuni spunti, come il parallelismo tra la perdita della sua famiglia e quella di Ma Gnucci o il trattamento riservato ai veterani, vengono accennati ma mai sviluppati. Il messaggio finale è scontato: Castle ha perso tutto a causa della violenza e ora non può che rispondere con altra violenza, almeno finché non aiuta due bambini e i loro genitori.

Peccato che The Punisher: One Last Kill non esplori le implicazioni fasciste di un eroe che trova redenzione solo nell'omicidio. Un'occasione persa, aggravata da una regia scadente. Le scene d'azione, pur con stuntmen e coordinatori al lavoro, risultano confuse: telecamere traballanti, inquadrature mal concepite e una colonna sonora invadente (con un brano di Hatebreed) ricordano gli episodi più datati di The Shield.

In sintesi, lo special non offre nulla di nuovo. Si limita a ripetere che il mondo è brutto, che la violenza è l'unica risposta e che Frank Castle è l'unico in grado di salvare i pochi buoni rimasti. Una narrazione piatta, senza spessore, che non convince né come intrattenimento né come riflessione.