L’amministrazione Trump sta adottando misure per limitare l’accesso del pubblico ai documenti governativi, scatenando l’allarme di storici e organizzazioni per la trasparenza. Le preoccupazioni crescono mentre il Dipartimento di Giustizia mette in discussione la costituzionalità del Presidential Records Act e rallenta le richieste ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA).
Queste leggi sono state introdotte per garantire che i documenti presidenziali rimangano proprietà pubblica e che i cittadini possano accedere alle informazioni governative. Tuttavia, secondo Chioma Chukwu, direttrice esecutiva di American Oversight, l’amministrazione sta privando il pubblico di dati essenziali per valutare l’operato del governo.
«Eliminando e cancellando informazioni a cui abbiamo diritto, si nega ai cittadini la possibilità di sapere se il governo ha agito secondo le promesse fatte», ha dichiarato Chukwu ad Axios.
Le misure contestate
In aprile, il Dipartimento di Giustizia ha emesso una nota in cui dichiara incostituzionale il Presidential Records Act, una legge nata dopo lo scandalo Watergate. Inoltre, la Casa Bianca ha modificato le regole per la conservazione dei messaggi di testo: ora, gli staff non sono più obbligati a salvarli a meno che non siano l’unico record di decisioni ufficiali, una deroga senza precedenti rispetto alle prassi seguite da tutti i presidenti precedenti, compreso Trump durante il suo primo mandato.
Parallelamente, fonti riportano che l’amministrazione sta rallentando l’elaborazione delle richieste FOIA e ha licenziato numerosi funzionari incaricati di gestirle, aumentando i ritardi nella consegna dei documenti richiesti.
La risposta della Casa Bianca
Un portavoce della Casa Bianca ha dichiarato ad Axios che «Trump è impegnato a preservare i documenti della sua amministrazione storica e manterrà un rigoroso programma di conservazione». Ha aggiunto che lo staff è tenuto a seguire corsi di formazione sulla conservazione dei documenti e che «le email e i documenti non possono essere cancellati dal sistema della Casa Bianca».
Tuttavia, l’amministrazione sostiene che il Presidential Records Act violi la separazione dei poteri e che la conservazione di tutti i messaggi di testo rappresenti un «enorme onere tecnologico», nonostante le linee guida fornite dagli Archivi Nazionali per la conservazione automatica dei testi.
Le critiche degli osservatori
Le associazioni per la trasparenza denunciano un progressivo indebolimento dei controlli sull’esecutivo. Nikhel Sus, capo consulente di Citizens for Responsibility and Ethics, sottolinea che il Presidential Records Act è una legge «molto deferente» nei confronti del presidente, con rilasci dei documenti che avvengono solo dopo 5-12 anni dalla fine del mandato.
Chukwu ha evidenziato che il rallentamento delle richieste FOIA «colpisce tutte le amministrazioni, indipendentemente dall’orientamento politico», ma ha aggiunto che Trump sta portando la situazione a un «livello senza precedenti».
Un esempio emblematico è la richiesta di Lauren Harper, della Freedom of the Press Foundation, che ha chiesto un memo di 19 pagine del Dipartimento di Giustizia sull’accettazione di un jet del valore di 400 milioni di dollari da parte del Qatar. Dopo aver ottenuto l’elaborazione accelerata, le è stato comunicato che la consegna del documento sarebbe avvenuta solo dopo 620 giorni aggiuntivi.
Chukwu ha denunciato anche casi in cui le agenzie governative hanno risposto di non avere documenti «in modo assurdo» o hanno fornito risposte pesantemente censurate.
Il rischio di una storia manipolata
Sarah Weicksel, direttrice esecutiva dell’American Historical Association, ha avvertito: «La Casa Bianca sta cercando di privatizzare la storia, decidendo unilateralmente cosa farà parte della narrazione americana. Questo è fondamentalmente sbagliato».