Lo scorso autunno, Anthropic, azienda specializzata in intelligenza artificiale, ha ammesso di aver scaricato milioni di libri protetti da copyright senza il permesso degli autori per addestrare i propri modelli. Il risultato è un accordo da 1,5 miliardi di dollari a favore di mezzo milione di scrittori, ma la procedura per ottenere il risarcimento si è rivelata un vero e proprio labirinto burocratico.

Tra gli autori coinvolti c’è anche Maureen Johnson, scrittrice di 28 libri, molti dei quali bestseller per ragazzi. Secondo i termini dell’accordo, Anthropic le deve circa 3.000 dollari per ogni titolo usato illegalmente, una somma che dovrà essere divisa al 50% con la sua casa editrice. Tuttavia, la piattaforma online predisposta per presentare le richieste di risarcimento è piena di difetti tecnici e rende quasi impossibile completare la procedura.

Johnson ha dichiarato di aver inviato due volte le richieste per 14 dei suoi libri, impiegando 90 minuti ogni volta per compilare i moduli. Nonostante ciò, il sistema non ha registrato le sue domande. Dopo aver contattato più livelli di assistenza, ha ricevuto risposte contraddittorie e, in un caso, un dipendente le ha risposto ridendo, ammettendo che «il sistema è davvero instabile» e che «la programmazione non è ben fatta».

La situazione non riguarda solo Johnson. Numerosi autori hanno segnalato difficoltà simili, con il sito che spesso non riconosce le richieste o le smarrisce. Il problema è stato talmente diffuso che il giudice dovrà valutare la correttezza della procedura nel corso dell’udienza di fairness fissata per il 14 maggio.

Un accordo storico, ma un sistema fallimentare

L’accordo tra Anthropic e gli autori rappresenta un precedente importante nel dibattito sul copyright e l’uso dei contenuti per l’addestramento dell’IA. Tuttavia, la gestione caotica delle richieste rischia di vanificare lo scopo stesso del risarcimento. Gli autori, già svantaggiati rispetto a una multinazionale come Anthropic, si trovano ora a dover affrontare un sistema inaffidabile e poco trasparente.

Secondo quanto riportato dal New York Times, Anthropic ha specificato che i libri piratati non sono stati utilizzati per sviluppare modelli AI già rilasciati pubblicamente. Tuttavia, la violazione del copyright rimane un fatto oggettivo, e l’accordo prevede un risarcimento economico per gli autori danneggiati.

Al momento, la procedura per richiedere il risarcimento è gestita da una società specializzata in amministrazione di richieste di compensazione, ma l’esperienza degli autori dimostra che il sistema è ben lontano dall’essere efficiente.

Le conseguenze per il settore editoriale e l’IA

Questo caso solleva interrogativi più ampi sul futuro dell’editoria e sull’uso dei contenuti protetti da copyright nell’era dell’intelligenza artificiale. Altri colossi del settore, come Meta e OpenAI, sono attualmente coinvolti in cause simili, che potrebbero ridefinire le regole del gioco.

Per gli autori, la battaglia legale è solo il primo passo. Ora, devono anche affrontare la sfida di ottenere quanto loro spetta in un sistema che sembra progettato per scoraggiare, piuttosto che facilitare, il processo di risarcimento.

Fonte: Vox