Un tribunale federale d’appello ha stabilito che Alligator Alcatraz, il controverso centro di detenzione per immigrati in Florida, può restare operativo. La decisione, resa nota martedì, ribalta il provvedimento di un giudice di primo grado che aveva ordinato la chiusura della struttura per violazione delle leggi ambientali federali.

La sentenza rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga battaglia legale iniziata mesi fa. Il centro, costruito lo scorso anno nelle Everglades per ordine dell’amministrazione del governatore Ron DeSantis, era stato realizzato per rispondere alla necessità di spazi aggiuntivi da parte del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, incaricato di detenere immigrati in attesa di deportazione.

Da mesi, Alligator Alcatraz è al centro di polemiche per le condizioni di detenzione e il suo impatto sull’ambiente circostante. Nonostante le segnalazioni di infestazioni di zanzare, allagamenti, cure mediche insufficienti, cibo scadente e accesso limitato all’acqua, migliaia di persone sono state trattenute nella struttura. A marzo, due senatori statunitensi hanno avviato un’indagine su presunti abusi, tra cui l’uso di “la scatola”, una pratica in cui i detenuti sarebbero stati incatenati e lasciati in piccole gabbie sotto il sole per ore. Un portavoce della Florida Division of Emergency Management, che gestisce il centro, ha definito queste accuse “false”.

La struttura è tornata sotto i riflettori dopo che gli avvocati dei detenuti hanno denunciato aggressioni e uso di spray al peperoncino da parte delle guardie contro i manifestanti, avvenuti dopo la sospensione delle chiamate telefoniche. La protesta è scoppiata meno di una settimana dopo che un giudice federale aveva ordinato di ampliare l’accesso legale al centro.

Le accuse ambientali

Da quasi un anno, gli ambientalisti cercano di far chiudere Alligator Alcatraz per proteggere le Everglades. La struttura è stata edificata su un vecchio aeroporto adiacente alla Big Cypress National Preserve, un’area protetta. “Fuori non c’è nulla ad aspettarli, solo alligatori e pitoni”, aveva dichiarato il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, in un video pubblicato sui social media lo scorso giugno.

Lo stesso mese, gruppi ambientalisti hanno presentato un ricorso contro funzionari federali e statali, accusandoli di aver avviato i lavori senza una valutazione d’impatto ambientale né consultazione pubblica, violando il National Environmental Policy Act (NEPA). Le testimonianze raccolte nel procedimento documentano i rischi per gli ecosistemi e la fauna locale: l’aumento del traffico verso il centro potrebbe aumentare il numero di linci ferite o uccise, mentre l’inquinamento luminoso potrebbe compromettere la capacità dei pipistrelli di cercare cibo di notte.

“Alligator Alcatraz passerà alla storia come un fallimento costoso per i contribuenti e un attacco sfacciato alle Everglades.”

La battaglia legale

Florida e funzionari dell’amministrazione Trump hanno sostenuto che il NEPA si applica solo alle agenzie federali, poiché la struttura è gestita e finanziata dallo Stato, che ha già speso almeno 390 milioni di dollari per mantenerla operativa. Tuttavia, ad agosto, un giudice federale di Miami ha stabilito che Alligator Alcatraz “esiste unicamente per detenere e deportare persone soggette all’applicazione delle leggi sull’immigrazione federale” e ha ordinato la sua chiusura entro 60 giorni. Lo Stato della Florida ha presentato appello, e la Corte d’Appello del Undicesimo Circuito ha bloccato la decisione, consentendo alla struttura di restare aperta.