Filadelfia, PA – La storia dei Philadelphia 76ers negli ultimi dieci anni è costellata di errori, sfortune e decisioni discutibili. Ma quanti di questi problemi sono nati sotto la gestione di Daryl Morey, general manager della squadra dal novembre 2020?
Prima del suo arrivo, la franchigia aveva già accumulato una serie di scelte sbagliate: il trade che ha portato Markelle Fultz invece di Jayson Tatum, l’acquisizione di Jimmy Butler, i contratti di Tobias Harris e Ben Simmons, e il disastroso scambio che ha coinvolto Mikal Bridges. Morey, licenziato di recente dopo sei anni alla guida della squadra, ha ereditato una situazione complicata.
Il suo approccio, basato su un gioco votato ai tiri da tre e alle layup, ha portato a errori come quello di Morey, ma ha anche cercato di costruire una squadra competitiva con le carte che aveva in mano. Nonostante le critiche, la sua strategia ha gettato le basi per un futuro migliore.
Le sfide di Morey: Embiid, Simmons e un team da ricostruire
Quando Morey è stato assunto, si è trovato di fronte a due vincoli non negoziabili: Joel Embiid come stella della franchigia e Ben Simmons come altro pilastro. Ogni mossa della squadra negli anni precedenti era stata pensata per sostenere questo progetto. Morey ha ereditato una squadra con problemi strutturali, come un’auto aziendale con il motore rotto, ma ha comunque cercato di fare del suo meglio.
La situazione era simile a quella descritta nel film Rush (2013), quando il pilota Niki Lauda, testando una Ferrari, esclama: «È terribile, guida come un maiale». Il suo meccanico gli risponde: «Non può dirlo… è una Ferrari!». Allo stesso modo, Morey si è trovato a lavorare con una squadra che non aveva avuto la possibilità di costruire da zero, ma che aveva comunque bisogno di essere guidata verso il successo.
Embiid, nonostante le critiche, è diventato uno dei giocatori più dominanti della lega, arrivando secondo, secondo e primo nelle votazioni per l’MVP tra il 2020 e il 2023. Questo ha costretto Morey a pagare il giocatore a peso d’oro, indipendentemente dalle prestazioni future della squadra.
Poi c’è Ben Simmons, un caso a parte: un disastro sia sul campo che fuori, che ha segnato in modo indelebile la storia della franchigia. Morey ha dovuto affrontare una situazione complessa, cercando di gestire un giocatore che, per un anno intero, ha rifiutato di scendere in campo.
Un’eredità difficile, ma con spunti positivi
Nonostante le critiche, Morey ha cercato di posizionare i 76ers nel miglior modo possibile, data la situazione ereditata. Il suo licenziamento segna un cambio di rotta, ma il suo operato ha comunque lasciato un’impronta. La squadra ora guarda al futuro, con la speranza di costruire una rosa competitiva e vincente.