Negli Stati Uniti, il salario minimo federale è ormai un concetto quasi astratto. Dopo l’ultimo aumento, avvenuto nel luglio 2009, quando passò da 6,55 a 7,25 dollari l’ora, non è stato più toccato. Nel frattempo, l’inflazione è cresciuta di quasi il 50%, ma il valore del salario minimo è rimasto invariato.
Oggi, solo l’1,1% dei lavoratori americani guadagna esattamente 7,25 dollari l’ora, contro il 4,9% del 2009. Questo significa che, per la maggior parte del paese, il salario minimo federale è così basso da non avere più alcun impatto reale sull’economia. Anzi, è una buona notizia: meno distorsioni economiche e meno interferenze nel mercato del lavoro.
La situazione è molto diversa tra gli stati. Alcuni, come Washington D.C. (17,90 dollari), Connecticut (16,94 dollari) e California (16,50 dollari), hanno fissato soglie molto più alte. Ma i risultati sono preoccupanti: meno posti di lavoro, soprattutto nel settore della ristorazione e dei servizi, e aziende che si spostano in stati con normative più flessibili. Al contrario, in stati senza una legge sul salario minimo, come il Texas o la Florida, l’economia cresce più rapidamente e attira nuovi residenti.
Questo dimostra che le leggi sul salario minimo non sono la soluzione magica che molti credono. Anzi, spesso hanno l’effetto opposto: quando il governo impone un prezzo minimo superiore a quello di equilibrio, l’offerta di lavoro supera la domanda, creando disoccupazione. È semplice economia: se un datore di lavoro può scegliere tra pagare tre dipendenti 10 dollari l’ora o due dipendenti 15 dollari e lasciare il terzo senza lavoro, la scelta razionale è la prima.
I lavori che pagano il salario minimo non sono destinati a essere carriere a lungo termine. Sono, invece, trampolini di lancio per giovani e lavoratori poco qualificati, che così possono acquisire competenze fondamentali: presentarsi in orario, lavorare in team, mantenere un atteggiamento positivo. Queste abilità, una volta apprese, aprono le porte a opportunità migliori. Ma se il salario minimo è troppo alto, come in Connecticut, un diciottenne non troverà mai un lavoro da 16,94 dollari l’ora per fare la spesa o sistemare scaffali. Il suo primo impiego arriverà solo dopo la laurea, a 22 anni, quando le aspettative saranno più alte e le competenze basilari saranno ancora da costruire.
La soluzione? Eliminare tutte le leggi sul salario minimo e lasciare che sia il mercato a determinare i prezzi, anche per il lavoro. Solo così si potranno creare più opportunità, soprattutto per i giovani e i meno esperti, e si eviteranno distorsioni che danneggiano sia le imprese che i lavoratori.