Il presidente della Corte Suprema statunitense John Roberts ha pronunciato nella sua carriera due frasi destinate a essere ricordate nella sua biografia sul New York Times. La prima, pronunciata durante le audizioni di conferma del 2005, recitava: «Il mio compito è chiamare le palle e gli strike, non battere o lanciare la palla». Con queste parole, Roberts intendeva rassicurare senatori e cittadini sulla sua neutralità nell’interpretazione costituzionale, escludendo qualsiasi agenda ideologica.
Quel motto è stato poi adottato dal movimento conservatore e ripetuto da numerosi giudici nominati dalla destra durante le loro audizioni. Tuttavia, come sappiamo oggi, si è trattato di una menzogna. Roberts non era un semplice arbitro: era un battitore pronto a colpire con forza. Un esempio emblematico è la sentenza Citizens United del 2010, in cui il giudice ha orchestrato con cura una decisione storica per eliminare i limiti ai finanziamenti elettorali. In quell’occasione, Roberts non si è limitato a chiamare le palle: ha fatto di tutto per far volare la palla fuori dal campo.
Gli ultimi sedici anni hanno mostrato le conseguenze di quella decisione, che passerà alla storia come una delle più dannose per la democrazia americana, al pari di Plessy v. Ferguson e Lochner v. New York. Ha consegnato il potere a uomini che lo disprezzano, come Peter Thiel ed Elon Musk, trasformando la politica in un gioco di élite finanziarie.
La seconda frase: quando la razza divenne un tabù
La seconda frase di Roberts, meno ricordata ma altrettanto significativa, è: «Per fermare la discriminazione basata sulla razza, basta smettere di discriminare in base alla razza». Queste parole furono pronunciate nel 2007, quando la Corte Suprema, con una decisione a maggioranza di 5 a 4, mise fine ai programmi di integrazione volontaria nelle scuole pubbliche di Seattle e Louisville. Roberts, leggendo la sentenza, sancì che anche gli sforzi volontari per desegregare le scuole fossero incostituzionali.
All’epoca, i liberali avvertirono che le scuole pubbliche avrebbero rischiato una nuova segregazione. I conservatori, invece, liquidarono le preoccupazioni come eccessive, sostenendo che gli Stati Uniti fossero ormai un paese diverso rispetto al 1954, anno della storica sentenza Brown v. Board of Education. Ma la realtà ha smentito queste rassicurazioni.
Le scuole americane tornano a segregarsi
Uno studio pubblicato da Axios nel 2024, basato su due ricerche accademiche e dati ufficiali dal 1988 al 2022, ha rivelato un dato allarmante: nel 1988, solo il 7,4% delle scuole statunitensi era «intensamente segregato», cioè con almeno il 90% di studenti bianchi. Nel 2022, questa percentuale è salita al 18,5%. Non si tratta di un fenomeno marginale: le scuole americane stanno tornando a una segregazione di fatto, a oltre sessant’anni dalla fine della segregazione legale.
Roberts, con le sue decisioni, ha contribuito a questo processo, ignorando le conseguenze sociali delle sue sentenze. Il suo approccio «neutrale» si è tradotto in una politica giudiziaria che ha favorito l’ineguaglianza, minando i principi di uguaglianza e giustizia su cui si fonda la democrazia americana.