Un soldato ucraino solleva un drone intercettore Zirka dopo un volo di prova durante la visita del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius in un sito di difesa contro i droni alle porte di Kiev. (Foto di Kay Nietfeld/picture alliance via Getty Images)
Nel 2024, alcuni esponenti repubblicani statunitensi hanno avanzato diversi argomenti per giustificare la riduzione o l’interruzione dell’aiuto militare all’Ucraina, paese sotto assedio. Le motivazioni spaziavano dalle accuse di corruzione e sprechi nella gestione degli aiuti alla paura di un’escalation verso un terzo conflitto mondiale, fino alla priorità di risolvere i problemi interni degli Stati Uniti. Tuttavia, uno degli argomenti più diffusi e apparentemente convincenti è stato quello secondo cui l’Ucraina sarebbe comunque destinata a perdere, rendendo inutile qualsiasi ulteriore sostegno americano.
Questa tesi è stata portata avanti con particolare insistenza da JD Vance e poi adottata anche dal presidente Donald Trump. Vance, in un editoriale pubblicato sul New York Times intitolato «La matematica dell’Ucraina non torna», sosteneva che l’Ucraina non avrebbe potuto schierare abbastanza soldati, nemmeno con una leva forzata, e che le forniture militari statunitensi sarebbero state insufficienti per invertire le sorti del conflitto. Secondo questa logica, la sconfitta ucraina sarebbe stata inevitabile, e ciò avrebbe dovuto influenzare sia le decisioni del Congresso sulla fornitura di ulteriori aiuti sia la strategia diplomatica dell’amministrazione americana.
Trump, in un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante l’incontro del 28 febbraio 2025 alla Casa Bianca, ha ribadito lo stesso concetto in modo meno formale:
«Al momento non sei in una posizione favorevole. Ti sei messo in una situazione molto difficile. Non hai le carte in mano».
Questa previsione, però, si è dimostrata completamente errata. Non solo l’Ucraina continua a resistere, ma le affermazioni secondo cui la sconfitta fosse inevitabile sono state smentite dai fatti sul campo. Come sottolinea l’Institute for the Study of War, il presidente russo Vladimir Putin ha investito notevoli risorse nel diffondere la narrazione di una vittoria russa inevitabile, ma i risultati sul terreno non hanno mai confermato questa tesi. Anzi, la strategia di Mosca si è concentrata più sulla guerra dell’informazione che su reali avanzate militari.
Anche recentemente, durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio, Putin ha lasciato intendere che la guerra in Ucraina «potrebbe volgere al termine». Tuttavia, le sue parole sono state interpretate in modi diversi, e l’idea di una vittoria russa rapida e inevitabile, tanto cara a Vance e Trump, appare oggi sempre più lontana dalla realtà.
Quando Vance pubblicò il suo articolo nel 2024, si basava su un’analisi limitata ai sistemi d’arma statunitensi costosi e spesso obsoleti, come i proiettili d’artiglieria da 155 mm, valutati al loro prezzo di listino. Tuttavia, già a maggio dello stesso anno, l’Ucraina aveva dimostrato di poter contare su forniture militari più moderne e diversificate, grazie anche al supporto di alleati europei. Inoltre, l’addestramento delle truppe ucraine e l’efficacia dei sistemi di difesa aerea, come i droni intercettatori Zirka, hanno contribuito a cambiare radicalmente lo scenario bellico.
Oggi, l’Ucraina non solo resiste, ma ha anche avviato controffensive locali e consolidato le proprie posizioni in diverse regioni. Le previsioni di una sconfitta imminente si sono rivelate infondate, e l’aiuto internazionale continua a giocare un ruolo cruciale nel mantenere la resilienza del paese. La guerra, insomma, non è affatto finita, e la narrativa di una vittoria russa scontata è stata smentita dai fatti.