Centinaia di migliaia di migranti stanno puntando sull’intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti per ribaltare la decisione dell’ex segretario alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, che nel 2023 ha revocato lo status di Protezione Temporanea (TPS) per richiedenti asilo provenienti da 11 paesi.

La Corte Suprema ha accettato di esaminare due dei ricorsi presentati contro queste revoche, aprendo una nuova fase in una battaglia legale che potrebbe ridefinire i confini dell’autorità governativa in materia di immigrazione.

Le basi giuridiche del conflitto

La legge che istituisce il TPS stabilisce che le decisioni di revoca non possono essere impugnate in tribunale. Tuttavia, i migranti sostengono che la procedura seguita da Noem sia stata irregolare e priva di una valutazione accurata delle condizioni nei paesi di origine.

Ahilan Arulanantham, avvocato che rappresenta i siriani nel caso, ha sottolineato durante una conferenza stampa:

«Se il governo avesse ragione, potrebbe revocare il TPS senza alcuna valutazione delle condizioni nei paesi di origine. È in gioco una questione fondamentale: la possibilità per i tribunali di verificare la legittimità delle decisioni governative».

Le prove contro la revoca del TPS

I documenti giudiziari rivelano che la decisione di Noem si basò su una valutazione minima. Secondo un atto depositato dagli avvocati dei migranti, l’unico documento ufficiale a sostegno della revoca è una email di due righe del Dipartimento di Stato al DHS, che non menziona affatto le condizioni nei paesi interessati.

Un ex funzionario dell’immigrazione, rimasto anonimo, ha dichiarato al New York Times Magazine:

«Paesi che pochi mesi prima erano stati giudicati insicuri venivano improvvisamente considerati sicuri. È stata una farsa».

Il governo, dal canto suo, sostiene che le decisioni di revoca del TPS non possono essere contestate in tribunale, indipendentemente dal processo decisionale seguito. In un atto depositato in tribunale, l’amministrazione ha affermato:

«Il Congresso ha vietato ai tribunali federali di mettere in discussione le determinazioni sul TPS, a prescindere dalla fondatezza delle motivazioni o del processo decisionale».

Il contesto e le implicazioni

Attualmente, circa 1,3 milioni di persone negli Stati Uniti beneficiano dello status TPS. L’amministrazione Trump aveva revocato le designazioni per 11 dei 15 paesi interessati, mentre le restanti sono ancora in fase di valutazione, inclusa una seconda designazione per il Venezuela.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il caso dei migranti haitiani, che hanno la possibilità di presentare un ulteriore argomento: la revoca del TPS sarebbe stata motivata da discriminazione razziale e decisa già durante la campagna elettorale di Trump.

Nonostante un disegno di legge bipartisan approvato dalla Camera dei rappresentanti per ripristinare le protezioni per gli haitiani, il Senato non ha ancora preso in considerazione la proposta.

Cosa potrebbe succedere dopo

Anche se i migranti ottenessero una sentenza favorevole che dichiari illegali le revoche per Haiti e Siria, il nuovo segretario al DHS, Markwayne Mullin, potrebbe comunque giungere alle stesse conclusioni dopo una valutazione più approfondita.

La decisione della Corte Suprema, attesa nei prossimi mesi, avrà un impatto significativo non solo sui beneficiari del TPS, ma anche sulla trasparenza e l’accountability delle politiche migratorie statunitensi.

Fonte: Axios