Se sei un millennial della prima ora, nato tra l’inizio e la metà degli anni ’80, probabilmente hai trascorso parte della tua infanzia sui sedili posteriori di una monovolume. Io ne ho avute due: una Plymouth degli anni ’80 e una Dodge Caravan del 1994, entrambe della casa automobilistica Mopar. Nessuna delle due era perfetta, ma almeno non mi hanno mai colpito in faccia.

La prima, una Voyager con un motore a quattro cilindri e senza airbag, non è durata a lungo. La seconda, una Caravan con un V6 Mitsubishi, ha resistito fino a quando non ho lasciato casa per l’università. A quel punto, era un rottame: l’aria condizionata non funzionava, il motore perdeva olio da ogni dove e le finestre manuali non erano più un vezzo ma una seccatura. Eppure, nonostante i suoi difetti, c’era una cosa che quella monovolume non ha mai fatto: cercare di sbattermi la porta in faccia.

O almeno, non lo ha fatto fino a quando non ho scoperto che alcune monovolume GM degli inizi degli anni ’90, come la Oldsmobile Silhouette e la Pontiac Trans Sport, avevano un design delle porte posteriori potenzialmente pericoloso.

Il problema delle porte delle monovolume GM

Le porte anteriori di questi modelli erano caratterizzate da un design aerodinamico con bordi posteriori inclinati all’indietro, simili ai winglet degli aerei moderni. Questo stile, oltre a conferire un aspetto futuristico, aveva un effetto collaterale: l’estremità superiore della porta risultava più lunga rispetto alla parte centrale, dove era posizionato il maniglione. La differenza era di pochi centimetri, ma sufficiente a rappresentare un rischio per i passeggeri che, durante la discesa dal veicolo, potevano sbattere la testa contro il bordo superiore della porta in fase di chiusura.

Per risolvere il problema, General Motors ha ideato una soluzione tanto semplice quanto emblematica: un adesivo di avvertimento. Il componente, identificato dal codice GM #10186057, è una semplice etichetta che ricorda ai passeggeri di fare attenzione quando chiudono la porta per evitare di ferirsi.

Un dettaglio che stride con la campagna pubblicitaria dell’epoca, che vantava la Silhouette come esempio di design industriale all’avanguardia. Un’ironia che, forse, solo i millennial della prima ora possono apprezzare appieno.

Una soluzione che fa riflettere

Che si tratti di un difetto di progettazione o di una scelta economica, la soluzione adottata da GM solleva una domanda: perché non intervenire direttamente sul design delle porte invece di affidarsi a un semplice avvertimento? Forse perché, all’epoca, le priorità erano altre, o forse perché, in fondo, un adesivo costava meno di una riprogettazione.

Quel che è certo è che, per chi ha vissuto quegli anni, questa storia rappresenta un piccolo ma significativo capitolo della cultura automobilistica made in USA.