Il governo militare del Myanmar ha proposto l’introduzione della pena di morte per i criminali che utilizzano violenza, torture o detenzioni illegali per costringere le vittime a lavorare nei centri di truffe cripto.
Il disegno di legge, denominato “Anti-Online Scam Bill”, è stato pubblicato oggi e prevede anche l’ergastolo per chi gestisce direttamente questi centri o partecipa attivamente alle truffe. Il provvedimento sarà sottoposto all’esame del parlamento militare, che tornerà in sessione a giugno.
Raid nei centri di truffa: operazioni di facciata?
Negli ultimi mesi, le autorità birmane hanno condotto raid nei centri di truffa lungo il confine con la Thailandia, come quello di KK Park, dove sono state documentate scene di fuga di vittime e demolizioni. Tuttavia, secondo analisti e testimonianze locali, molte di queste operazioni avrebbero un carattere puramente propagandistico, con l’obiettivo di mostrare un impegno nella lotta alle truffe senza intaccare realmente le strutture criminali.
Le accuse di collusione tra militari e organizzazioni criminali non sono nuove: fonti locali e internazionali sostengono che alcuni settori delle forze armate proteggerebbero i responsabili delle truffe in cambio di tangenti.
Un’industria da miliardi di dollari
I centri di truffa cripto si sono diffusi in tutto il Sud-Est asiatico, in particolare lungo i confini del Myanmar, ma anche in Cambogia e Laos. Solo lo scorso gennaio, la Cina ha estradato in Myanmar Chen Zi, amministratore delegato del Prince Group, accusato di gestire una delle più grandi reti di truffe cripto al mondo.
Le autorità di Hong Kong hanno recentemente congelato 9 miliardi di dollari di Hong Kong (1,15 miliardi di dollari USA) in asset riconducibili a Chen, mentre gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno già sanzionato la sua azienda e altre organizzazioni simili, come il Huione Group.
Le connessioni politiche e finanziarie
Il Huione Group, accusato di essere coinvolto in truffe online, ha visto revocare la licenza bancaria della sua controllata Huione Pay nel 2023. Secondo indagini locali, il 30% della società era di proprietà di un cugino del primo ministro cambogiano. Anche Panda Bank, legata a Huione Pay, ha subito la stessa sorte a febbraio 2024, con la revoca della licenza e la rimozione della sua app dagli store digitali.
Questi sviluppi evidenziano la complessità della lotta alle truffe cripto nel Sud-Est asiatico, dove spesso connessioni politiche, corruzione e interessi economici ostacolano azioni concrete contro le organizzazioni criminali.