Il segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha annunciato l’intenzione di regolamentare gli alimenti ultra-processati, una priorità del suo programma Make America Healthy Again (MAHA). Tuttavia, il principale ostacolo è rappresentato proprio dalla definizione stessa di questi prodotti.

Durante un’intervista al Joe Rogan Experience a febbraio, RFK Jr. aveva promesso:

«Entro aprile avremo una definizione federale di alimenti ultra-processati. Ogni prodotto nei negozi avrà un’etichetta con un semaforo verde, giallo o rosso per indicare se fa bene alla salute».

Ma la scadenza è già stata superata e, secondo quanto riportato dal New York Times, il processo di definizione è ancora in alto mare. Le agenzie governative faticano a trovare un accordo, e non è chiaro quando verrà emanata una normativa definitiva.

Calley Means, consigliere senior di RFK Jr., ha dichiarato al Times:

«Niente è definitivo finché non lo è davvero».
Means ha aggiunto che la definizione finale sarà il risultato di un confronto tra scienziati, funzionari e altre parti interessate.

Uno dei sistemi più citati come riferimento è il sistema Nova, sviluppato dall’Università di San Paolo in Brasile. Secondo questa classificazione, gli alimenti ultra-processati sono prodotti industrialmente, con l’aggiunta di più ingredienti, tra cui sostanze come sale, zucchero, oli e grassi. Tuttavia, la definizione include anche alimenti generalmente considerati sani, come pane, carne confezionata, pesce, verdure e latte artificiale per neonati.

Il problema principale è che una definizione così ampia non aiuta i consumatori a identificare gli ingredienti dannosi. Gli esperti stessi faticano a classificare i cibi secondo il sistema Nova, poiché si basa su criteri descrittivi e non consente una valutazione precisa. Ad esempio:

  • Yogurt naturale: classificato come minimamente processato, ma la fermentazione non alcolica (processo di produzione dello yogurt) è considerata una caratteristica dei cibi processati.
  • Pane e cereali integrali: etichettati come ultra-processati, eppure il loro consumo è associato a un minor rischio di malattie croniche.

Jeffrey Singer, medico e chirurgo generale, ha commentato:

«Definire gli alimenti ultra-processati è come distinguere una macchina da un camion: il termine è troppo vago e ambiguo. Dovrebbe essere abbandonato».
Singer aggiunge che, per identificare i rischi per la salute, bisognerebbe analizzare gli ingredienti specifici e le quantità, piuttosto che affidarsi a una classificazione generica.

Questo dibattito solleva una questione fondamentale: la regolamentazione alimentare dovrebbe concentrarsi sugli ingredienti dannosi, non su categorie troppo ampie.

Fonte: Reason