Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante una conferenza stampa con il presidente statunitense Donald Trump a Mar-a-Lago nel dicembre 2025, rappresenta uno dei leader più controversi al mondo. La sua leadership, sempre più autoritaria, sta suscitando preoccupazioni tra le opposizioni, che lo accusano di voler smantellare le istituzioni democratiche israeliane.
Yonatan Levi, studioso del centro-sinistra israeliano e membro del think tank Molad, ha recentemente osservato da vicino le elezioni ungheresi, dove l’opposizione ha sconfitto il premier Viktor Orbán, noto per il suo autoritarismo. Levi e altri attivisti temono che Netanyahu stia seguendo lo stesso percorso: centralizzazione del potere, controllo della magistratura e repressione delle minoranze.
Secondo Levi, «Israele non è ancora l’Ungheria del Medio Oriente, ma ci sta arrivando molto vicino». Le elezioni anticipate, previste entro ottobre, potrebbero decretare la fine del suo lungo dominio politico, iniziato nel 2009 con una sola interruzione.
Le opposizioni israeliane puntano su due temi principali: la difesa della democrazia e il malcontento per le politiche interne del premier. Netanyahu, attualmente sotto processo per corruzione – con accuse che includono scambi di favori regolatori in cambio di copertura mediatica positiva –, è visto come un pericolo per l’equilibrio istituzionale del paese.
Il presidente statunitense Donald Trump sta esercitando pressioni sul presidente israeliano Isaac Herzog, figura principalmente cerimoniale, affinché conceda la grazia a Netanyahu. Questa alleanza tra i due leader solleva interrogativi sulla stabilità democratica di Israele e sul suo ruolo nel panorama internazionale.
Le elezioni anticipate potrebbero ribaltare gli equilibri. I sondaggi attuali indicano che Netanyahu perderebbe la maggioranza se si votasse oggi. Tuttavia, due asterischi pesano sulla democrazia israeliana: l’occupazione militare dei territori palestinesi in Cisgiordania e la mancanza di diritti politici per milioni di palestinesi sotto controllo israeliano.
Se le opposizioni riusciranno a mobilitare l’elettorato contro Netanyahu, Israele potrebbe assistere a un cambio di rotta politico. Ma la strada verso una democrazia più inclusiva e trasparente rimane irta di ostacoli.