Prodotti 'clean' per capelli: tra promesse e realtà

Il mercato dei cosmetici definiti 'clean' è in forte crescita, trainato dalla crescente domanda di prodotti per la cura personale più sicuri e privi di tossine. Tuttavia, una nuova ricerca dimostra che, in assenza di una regolamentazione federale, l'etichetta 'clean' può nascondere insidie, soprattutto per le donne con capelli testurizzati (ricci, afro o ondulati) e, in particolare, per le donne di colore.

Lo studio che smaschera il mito del 'clean'

Pubblicato sulla rivista Journal of Exposure Science and Environmental Epidemiology, lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università della California, Santa Barbara e della Columbia University Mailman School of Public Health, in collaborazione con Black Women for Wellness e Silent Spring Institute. I risultati, basati sull’analisi di 150 prodotti per capelli etichettati come 'Target Clean' in un negozio di South Los Angeles, rivelano una realtà preoccupante: la maggior parte di questi prodotti presenta livelli di rischio moderato o elevato per la salute umana.

«Abbiamo sperato che i prodotti 'clean' fossero più sicuri, ma siamo rimasti sorpresi nel constatare che la maggior parte presentava ancora un rischio moderato o elevato.»

Joaquín Madrid Larrañaga, ricercatore dell’Università della California, Santa Barbara

I pericoli nascosti dietro l'etichetta 'clean'

Lo studio ha evidenziato che il 70% dei prodotti analizzati includeva nella lista degli ingredienti termini come 'fragranza' o 'parfum'. Questi termini, legalmente protetti come 'segreti commerciali', possono nascondere miscele di sostanze chimiche potenzialmente dannose, tra cui interferenti endocrini e allergeni. Solo il 41% dei prodotti esaminati era presente nel database dell’Environmental Working Group (EWG), e di questi, oltre il 90% è stato classificato come a rischio moderato (punteggi di pericolo tra 3 e 6 su una scala da 1 a 10).

Un altro problema emerso riguarda le etichette incoerenti. Nonostante il 14,6% dei prodotti contenesse solfati, solo circa la metà di essi esponeva il badge 'Formulato senza solfati' di Target, lasciando oltre un terzo dei prodotti con etichette non uniformi.

L'ingiustizia ambientale nel settore beauty

I ricercatori sottolineano come i prodotti per capelli testurizzati siano utilizzati in modo sproporzionato dalle donne di colore, che già affrontano un maggiore rischio di esposizione a sostanze chimiche dannose. Questo fenomeno è stato definito come la 'ingiustizia ambientale della bellezza': un sistema in cui le disuguaglianze sociali si riflettono anche nell’esposizione a sostanze tossiche, rendendo le donne di colore, in particolare le donne nere, vittime di un mercato beauty poco trasparente e non regolamentato.

«È una situazione senza via d’uscita per le donne di colore, soprattutto per le donne nere. Devono scegliere tra prodotti che promettono sicurezza ma che spesso non lo sono, o rinunciare a routine di cura personale essenziali per la loro salute e benessere», afferma uno dei ricercatori coinvolti nello studio.

Cosa possono fare i consumatori?

Gli autori dello studio sottolineano la necessità di una regolamentazione federale più rigorosa per i prodotti beauty, in modo da garantire trasparenza e sicurezza. Nel frattempo, consigliano ai consumatori di:

  • Verificare le liste degli ingredienti, prestando particolare attenzione a termini come 'fragranza' o 'parfum';
  • Utilizzare database indipendenti come quello dell’EWG per valutare la sicurezza dei prodotti;
  • Scegliere marchi che adottano standard di trasparenza e sostenibilità più elevati;
  • Segnalare eventuali prodotti sospetti alle autorità competenti.

Il ruolo dei retailer e la necessità di regolamentazione

Sebbene aziende come Target abbiano investito milioni in chimica verde e abbiano creato standard interni per limitare l’uso di sostanze pericolose, lo studio dimostra che gli sforzi volontari non possono sostituire una regolamentazione federale. «I retailer possono fare molto, ma senza una normativa chiara, il mercato rimane opaco e i consumatori sono lasciati soli nella scelta», conclude Madrid Larrañaga.