Il confronto tra Stati Uniti e Iran sta assumendo una nuova forma: non più scontri aerei diretti, ma una guerra navale indiretta caratterizzata da sequestri di navi, minacce reciproche e operazioni di controllo marittimo. La tregua di due settimane, inizialmente prevista per concludersi mercoledì, si è trasformata in una pausa indefinita delle ostilità dirette. Nessuna delle due parti bombarda l'altra, ma le trattative ufficiali non sono riprese.
Le tensioni nel Golfo Persico
In assenza di attacchi diretti, Washington e Teheran hanno spostato la loro attenzione sulle rotte commerciali. Giovedì, il Dipartimento della Guerra statunitense ha diffuso immagini dei Marines che hanno abbordato una petroliera nell'Oceano Indiano, accusata di trasportare petrolio iraniano. L'operazione, condotta nell'area di competenza del Comando Indo-Pacifico (INDOPACOM), ha coinvolto la nave M/T Majestic X, una petroliera stateless sanzionata per il trasporto di greggio iraniano.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato di aver bloccato 33 navi nelle acque costiere iraniane, mentre l'Iran ha mostrato riprese di una flottiglia di piccole imbarcazioni che hanno sequestrato due petroliere nello Stretto di Hormuz. Secondo gli analisti, questa strategia dimostra che le forze statunitensi non sono riuscite a neutralizzare completamente la minaccia navale iraniana, rendendo ancora più difficile la riapertura delle rotte petrolifere.
Le reazioni di Trump e le minacce reciproche
In risposta alle azioni iraniane, il presidente Donald Trump ha ordinato alla Marina militare statunitense di "sparare e affondare qualsiasi barca" che dovesse rappresentare una minaccia, in particolare quelle sospettate di posare mine nello stretto. In una dichiarazione su Truth Social, Trump ha affermato di non avere fretta di porre fine al conflitto, dichiarando di voler ottenere il miglior accordo possibile.
Il terzo episodio di questa escalation ha visto l'Iran attaccare una terza nave senza però catturarla. Le tensioni rimangono altissime, con entrambe le parti che cercano di esercitare pressione senza arrivare a uno scontro diretto.
La legge californiana sui poliziotti mascherati e il conflitto con il governo federale
Parallelamente alle tensioni internazionali, negli Stati Uniti cresce il dibattito sulla legge californiana No Vigilantes Act, approvata nel settembre 2024 in risposta all'impiego di agenti federali mascherati durante le operazioni di immigrazione. La norma, che impone agli agenti di polizia (statali e federali) di mostrare il proprio tesserino se non in uniforme, è stata bloccata da una sentenza della Corte d'Appello del Nono Circuito.
La decisione, presa da un collegio giudicante unanime, si basa sul principio della Supremazia Costituzionale, che impedisce agli stati di regolamentare direttamente l'operato del governo federale.
"Non tutte le leggi statali che interferiscono con l'attività federale sono automaticamente incostituzionali, ma la Costituzione vieta esplicitamente agli stati di regolamentare direttamente il governo federale",ha scritto il giudice Mark Bennett nella sentenza. La legge era stata contestata dal governo Trump, che ha citato in giudizio la California per impedire l'applicazione di entrambe le norme, incluso il No Secret Police Act, che vietava agli agenti federali di coprirsi il volto in pubblico.
La sentenza rappresenta una vittoria per le forze dell'ordine federali, che potranno continuare a operare in modo discrezionale, ma solleva interrogativi sulla sovranità statale e sui limiti dell'autonomia degli stati nei confronti del governo centrale.