Gli Stati Uniti hanno attaccato e sequestrato una nave cargo iraniana nel Golfo di Oman, accusandola di aver tentato di eludere il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz. L’episodio, avvenuto domenica, ha scatenato una dura reazione da parte dell’Iran, che ha definito l’azione una pirateria e una violazione della tregua in corso.
Il comando militare congiunto iraniano ha minacciato di rispondere con fermezza, gettando ombre sulla tregua che scadrà mercoledì. Si tratta del primo intervento militare statunitense dopo l’imposizione del blocco ai porti iraniani, avvenuta la scorsa settimana.
Secondo quanto dichiarato dal presidente Donald Trump su X, una fregata missilistica della Marina statunitense ha avvertito la nave iraniana Touska di fermarsi, ma, dopo sei ore di ripetuti avvertimenti, ha aperto il fuoco contro la sala macchine, costringendola a fermarsi. I Marines americani hanno preso il controllo della nave, sottoposta a sanzioni statunitensi, e stanno procedendo con le ispezioni.
Non sono ancora chiari eventuali danni o vittime. Il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ha confermato solo che la nave è stata fermata dopo sei ore di avvertimenti, senza fornire ulteriori dettagli.
Tregua in pericolo: Iran minaccia ritorsioni
L’Iran ha definito l’azione statunitense una violazione della tregua e un atto di pirateria, secondo quanto riportato dalla televisione di stato. Le tensioni tra Washington e Teheran sono in costante aumento, soprattutto alla luce della scadenza della tregua, prevista per mercoledì.
La situazione ha ripercussioni anche sui mercati energetici: i prezzi del petrolio sono tornati a salire, minacciando di aggravare una delle peggiori crisi energetiche globali degli ultimi decenni.
Negoziati in forse: Teheran dubita della volontà statunitense
Nonostante l’annuncio di Trump sulla ripresa dei negoziati con l’Iran, previsti per lunedì in Pakistan, le dichiarazioni delle autorità iraniane mettono in dubbio la loro effettiva realizzazione. I media di stato iraniani, citando fonti anonime, hanno riferito che i colloqui potrebbero non avere luogo.
Poche ore dopo l’annuncio del sequestro, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riportato una conversazione telefonica tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. Secondo i media, Pezeshkian avrebbe criticato gli Stati Uniti per il loro comportamento aggressivo e irrispettoso, definendo le azioni americane come un tradimento della diplomazia.
Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una chiamata con il suo omologo pakistano Ishaq Dar, ha accusato Washington di mancanza di serietà e di doppiezza nelle trattative.
Questo non è il primo caso di interruzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Già a giugno dell’anno scorso e all’inizio di quest’anno, attacchi israeliani e statunitensi avevano bloccato i colloqui.
Preparativi in corso, ma la situazione resta incerta
Nonostante le dichiarazioni contrastanti, fonti anonime coinvolte nei preparativi hanno riferito che i mediatori stanno ultimando i dettagli logistici. Una squadra di sicurezza statunitense è già presente in Pakistan, dove le autorità locali hanno intensificato le misure di sicurezza a Islamabad.
Da parte statunitense, il vicepresidente JD Vance, che ha guidato la prima tornata di negoziati storici durata 21 ore lo scorso fine settimana, dovrebbe guidare la delegazione americana insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner.
L’Iran, nel frattempo, ha ricevuto nuove proposte da Washington. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammed Bagher Qalibaf, ha dichiarato che non ci sarà alcuna ritirata sul piano diplomatico, ma ha ammesso che le posizioni tra le due parti restano distanti.