Tre studi psicologici pubblicati congiuntamente sul Journal of Social and Political Psychology hanno evidenziato un fenomeno preoccupante tra i sostenitori più fedeli di Donald Trump: la tendenza a ricorrere alla negazione come strategia per affrontare le numerose accuse di abusi sessuali e comportamenti illeciti rivolte al presidente.

La prima ricerca, condotta nell'ottobre 2019 su 128 adulti statunitensi che avevano votato Trump nel 2016, ha rilevato che oltre la metà degli intervistati ha negato le accuse di molestie sessuali, sostenendo di non credere alle testimonianze. Questo schema è stato confermato in un secondo studio, avviato a dicembre 2019, subito dopo l'impeachment del presidente. Su 173 sostenitori di Trump, la maggior parte ha negato le accuse o ha spostato l'attenzione sulle politiche dell'ex presidente, con il 15% che ha dichiarato di non essere interessato alle accuse.

Il terzo studio, realizzato nel 2022 dopo l'incriminazione di Trump per il suo ruolo nei disordini del 6 gennaio, ha coinvolto 187 partecipanti. Più del 60% ha affermato che le accuse contro di lui erano false. Questi risultati suggeriscono che la negazione dei fatti è una risposta diretta all'ansia generata dalla dissonanza cognitiva.

Le motivazioni dietro la negazione

Cindy Harmon-Jones, docente senior di psicologia presso la Western Sydney University e autrice dello studio, ha spiegato a PsyPost di essere stata spinta da esperienze personali: «Sono rimasta perplessa di fronte al continuo sostegno a Trump nonostante le numerose accuse di aggressioni sessuali, corruzione e altre attività illegali». L'obiettivo della ricerca era comprendere le ragioni dietro questo sostegno in prima persona.

Gli studi precedenti sulla dissonanza cognitiva spesso offrivano ai partecipanti un'unica opportunità per giustificare le proprie convinzioni, limitando la comprensione delle motivazioni profonde. In questo caso, invece, sono state utilizzate domande aperte, che hanno permesso ai sostenitori di Trump di articolare le proprie ragioni in modo più esteso.

Cosa ci riserva il futuro?

Harmon-Jones sottolinea la necessità di ulteriori ricerche per distinguere i risultati ottenuti dalla dissonanza cognitiva dalle specificità legate a Trump. «Cosa accadrebbe se i sostenitori di Barack Obama o Bill Clinton reagissero allo stesso modo di fronte ad accuse simili?», si chiede la ricercatrice. «Questo aspetto rimane da approfondire».

Fonte: Futurism