Secondo una ricerca pubblicata su AGU Advances, i modelli attualmente utilizzati per prevedere il flusso e il ritiro dei ghiacciai potrebbero essere meno accurati del previsto. Il problema risiede nella viscosità del ghiaccio, una misura della sua resistenza al movimento, che dipende dalla pressione applicata.

Per decenni, i glaciologi hanno adottato un valore standard per l’esponente di stress n = 3 nei loro modelli. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che un valore di n = 4 potrebbe rappresentare in modo più fedele le condizioni reali dei ghiacciai terrestri.

Il team di ricercatori, guidato da Martin et al., ha testato questa ipotesi simulando il comportamento del Pine Island Glacier, uno dei ghiacciai in più rapido ritiro in Antartide occidentale. Utilizzando un modello con n = 4, hanno confrontato i risultati con quelli ottenuti applicando il valore tradizionale n = 3.

Le differenze emerse sono significative. In uno scenario di scioglimento moderato, il modello con n = 3 ha sottostimato il ritiro glaciale del 18% e il contributo all’innalzamento del livello del mare del 21%. In uno scenario estremo, la sottostima ha raggiunto il 35%.

Questi scarti non sono lineari: le discrepanze tra i due modelli aumentano in modo sproporzionato, sollevando dubbi sull’affidabilità delle proiezioni attuali. Secondo gli autori, valori errati di n potrebbero essere erroneamente attribuiti ad altri processi fisici nei modelli esistenti.

I risultati, pubblicati nel 2026, potrebbero avere implicazioni globali per le previsioni sullo scioglimento dei ghiacci e sull’innalzamento degli oceani. Gli studiosi sottolineano la necessità di rivedere i parametri utilizzati nelle simulazioni climatiche per ottenere stime più precise.

«Questi dati suggeriscono che i ghiacciai potrebbero fluire verso l’oceano molto più rapidamente di quanto ipotizzato finora. È urgente aggiornare i modelli per evitare previsioni fuorvianti.»
— Martin et al., AGU Advances

Lo studio, condotto da Madeline Reinsel e pubblicato su Eos, apre nuove prospettive per la ricerca glaciologica e la pianificazione delle politiche ambientali. I ricercatori invitano a ulteriori indagini per valutare l’impatto di questi risultati sulle proiezioni future del livello del mare.