Kerr County, Texas. Croci di legno segnano il punto in cui Beth e Hutch Bryan, insieme a Martha Crawford, si trovavano durante le inondazioni del 4 luglio 2025. Il rumore delle macchine edili sovrasta il silenzio delle abitazioni ancora danneggiate mesi dopo la tragedia. Tra queste, anche la casa di Kylie Nidever, situata nel quartiere Bumble Bee Hills, miracolosamente risparmiata dalle acque. La donna, 35 anni, conosceva bene la zona: da bambina giocava lungo il torrente che alimenta il fiume Guadalupe. Eppure, ora si chiede perché così tanti vicini siano così entusiasti di ricostruire in un’area che, da tempo, è considerata ad alto rischio.
«Qualcuno verrà a fermarci?», si interroga Nidever, che ha già pensato di andarsene. «Se dovesse succedere di nuovo, e peggio, le persone moriranno qui». Dopo la catastrofe dell’estate scorsa, alcuni politici texani hanno criticato le autorità locali per la mancata installazione di sirene di allerta e per la risposta caotica all’emergenza. Altri hanno giustificato l’evento come una calamità imprevedibile. Ma la vera questione, come emerge da un’inchiesta congiunta di ProPublica e The Texas Tribune, è un’altra: i legislatori hanno ripetutamente respinto leggi che avrebbero potuto proteggere i cittadini nelle aree più pericolose dello Stato.
Le vittime erano in zone già segnalate come a rischio
Delle 137 vittime accertate in cinque contee durante le inondazioni del 4 luglio, la maggior parte si trovava in aree già classificate come ad alto rischio di inondazione dal governo federale. Si tratta di territori dove i legislatori texani avrebbero potuto limitare lo sviluppo edilizio, ma non l’hanno fatto. Secondo l’inchiesta, negli ultimi 60 anni sono state presentate oltre 60 proposte di legge sulla sicurezza idraulica, tutte respinte. Tra queste, alcune avrebbero potuto salvare vite umane vietando la costruzione in zone a rischio, incluse quelle dove poi si sono registrate le vittime.
«Se lo Stato avesse approvato anche solo una di queste leggi, avremmo evitato questa tragedia», afferma Char Miller, storico ambientale texano ora docente al Pomona College in California. «L’incapacità costante di approvare normative per la sicurezza dei cittadini dimostra che lo Stato non sta facendo il suo dovere: proteggere la salute e la sicurezza di chi vive in Texas».
Cosa avrebbero potuto fare i legislatori
L’inchiesta rivela che i politici texani non hanno approvato misure fondamentali, come:
- Obbligare gli edifici nelle aree a rischio a essere rialzati rispetto al livello del suolo;
- Vietare la costruzione di strutture pericolose, come impianti di smaltimento dei rifiuti, vicino a corsi d’acqua;
- Concedere alle autorità locali maggiori poteri per limitare lo sviluppo in zone a rischio.
Il Texas è lo Stato con il maggior numero di edifici in aree a rischio inondazione dopo la Florida: almeno 650.000 strutture, secondo i dati di ProPublica. Eppure, nonostante le ripetute tragedie, i legislatori continuano a ignorare le proposte che potrebbero evitare future catastrofi.